Dalle comunità arbëreshe, occitane e grecaniche fino all'emigrazione in Australia: esce oggi il nuovo album del cantautore che intreccia tradizione e sonorità contemporanee in sei brani. «È una dichiarazione d’amore»
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Oggi, domenica 28 giugno esce Io Sono Calabria, il nuovo album di Roberto Bozzo, secondo lavoro discografico da solista e sedicesimo della sua carriera complessiva, considerando anche quelli realizzati con le band che lo hanno accompagnato nel suo percorso artistico. Un disco che rappresenta un nuovo capitolo della produzione del cantautore di Donnici, capace di raccontare la Calabria con uno sguardo insieme romantico e realistico: una terra dalle straordinarie ricchezze paesaggistiche e culturali, ma anche segnata da contraddizioni e ferite ancora aperte.
Le sei tracce dell’album attraversano identità, memoria e appartenenza, valorizzando le tre minoranze linguistiche presenti in Calabria – arbëreshe, occitana e grecanica – e ripercorrendo anche la grande storia dell’emigrazione verso l’Australia. Il tutto con un linguaggio musicale originale, in cui bouzouki, organetti, tamburello, chitarre ed elettronica convivono in modo naturale. Alla vigilia della presentazione ufficiale, in programma a Donnici, suo borgo natale, abbiamo incontrato Roberto Bozzo per parlare del significato di questo progetto e del profondo legame che lo unisce alla sua terra.
“Io Sono Calabria”, l’ultimo disco dell’artista calabrese Roberto Bozzo è molto più di un titolo: sembra una dichiarazione d’identità. Cosa significa, per lei, dire oggi “Io sono Calabria”?
Parafrasando la filosofia di Spinoza, identificarsi con la propria terra è un po’ come identificarsi con Dio. Per me Io sono Calabria è soprattutto una dichiarazione d’amore verso questa terra: una terra a volte matrigna, triste, dannata, ma allo stesso tempo straordinaria e bellissima.
Nel disco convivono poesia, tradizione e uno sguardo lucido sulle difficoltà della nostra regione. Qual è il messaggio che desidera lasciare a chi ascolterà questo album?
Il messaggio è che dobbiamo aprire una nuova stagione di rinascita. Non soltanto attraverso l’impegno e il sacrificio, ma anche con una vera restaurazione culturale, riscoprendo le profondità della nostra storia e della nostra identità.
Ha dedicato tre brani alle comunità arbëreshe, occitana e grecanica. Perché ha sentito l’esigenza di valorizzare queste minoranze linguistiche e culturali?
In un momento in cui prevalgono luoghi comuni celebrativi e propaganda superficiale su ciò che renderebbe famosa la Calabria, ho voluto puntare lo sguardo su queste tre straordinarie identità linguistiche e culturali. Attraverso la musica spero di trasmettere ai nostri figli la consapevolezza che la Calabria è stata anche terra di approdo. Le ragioni che spinsero queste popolazioni a cercare rifugio qui non dovrebbero più esistere, ma resta una ricchezza straordinaria averle accolte e averle ancora oggi come parte della nostra storia.
L’album unisce bouzouki, organetti, tamburello, chitarre ed elettronica. Come nasce questo equilibrio tra radici popolari e linguaggi musicali contemporanei?
Alla base del mio modo di fare musica c’è sempre stata la voglia di sperimentare nuovi mondi sonori, senza rinunciare a una comunicazione immediata e accessibile a tutti. Mi rende felice sapere che chi ascolta le mie canzoni possa riconoscere qualcosa di familiare. L’obiettivo è creare una forma canzone capace di parlare anche alle nuove generazioni.
Uno dei brani è dedicato all’emigrazione verso l’Australia, una pagina fondamentale della storia calabrese. Quanto è importante, oggi, mantenere viva la memoria di chi è partito senza dimenticare la propria terra?
Purtroppo anche oggi, in tante famiglie calabresi, c’è sempre qualcuno costretto a cercare fortuna lontano. Il nostro passato ci insegna quanto sia doloroso separarsi dalle proprie radici. Milioni di calabresi sono emigrati in ogni parte del mondo per necessità, alimentando un fenomeno che ha segnato intere generazioni con tristezza e malinconia. Madri lontane dai figli e figli lontani dalle madri: immagini che raccontano meglio di qualsiasi statistica il prezzo umano dell’emigrazione.
Presenterà Io Sono Calabria proprio a Donnici, il suo paese natale. Che emozione prova nel condividere questo nuovo lavoro davanti alla sua comunità, nel luogo dove tutto è iniziato?
Donnici è il luogo del cuore: l’infanzia, la famiglia, gli affetti. Presentare qui un disco, che è una tua creatura, è come festeggiare un compleanno circondato dalle persone a cui vuoi più bene. È una carezza sul cuore.
La copertina del disco è stata realizzata dalla grande artista cosentina Luigia Granata. Appuntamento domenica 28 sera a Donnici.

