Era ricercato da mesi dopo il mandato di cattura nell’inchiesta della Procura di Catanzaro sulla cosca riconducibile ai Muto. Contestate estorsioni, intimidazioni e detenzione di armi
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Nuovo step processuale del procedimento penale "Athena". Il pm antimafia Alessandro Riello ha discusso anche le posizioni del rito ordinario, chiedendo il rinvio a giudizio di Antonio Abbruzzese (ora al 41 bis) e Gennaro Presta
La latitanza di Giuseppe Ferraro si è chiusa dopo mesi. L’uomo, ritenuto uno dei presunti esponenti criminali del gruppo Scornaienchi operante – secondo la Dda di Catanzaro – nel territorio di Cetraro, era ricercato da tempo: era infatti riuscito a sottrarsi al mandato di cattura emesso nei suoi confronti nell’ambito di un’inchiesta antimafia.
Le indagini, coordinate dalla Procura distrettuale antimafia guidata dal procuratore capo Salvatore Curcio, riguardano – secondo quanto ricostruito – la cosca di ’ndrangheta riconducibile alla famiglia Muto.
Nell’impianto accusatorio, Ferraro viene indicato come uno degli uomini che avrebbero eseguito ordini del gruppo, insieme a Vincenzo Bufanio, Fedele Cipolla e Claudio Vattimo, attraverso intimidazioni ed estorsioni. A carico dell’indagato viene contestata anche la detenzione di armi. Ferraro si è costituito accompagnato dall’avvocato di fiducia, Marco Bianco.

