Il governatore calabrese propone di cancellare il bollo a livello nazionale e ammette: «Presi in giro Tridico». Ma quella che oggi diventa una battaglia di Forza Italia era stata uno dei cavalli di battaglia del suo avversario alle Regionali
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La politica, si sa, è l'arte di dire e contraddire. E così accade che una proposta liquidata durante la campagna elettorale come irrealistica torni oggi d'attualità per iniziativa di chi allora la contestava.
A riaprire il dibattito è stato Roberto Occhiuto. In un'intervista al Messaggero, il presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia ha indicato nell'abolizione del bollo auto una possibile battaglia fiscale del centrodestra, definendo la tassa automobilistica una «patrimoniale nascosta» e sostenendo che eliminarla sarebbe una misura immediatamente percepibile dai cittadini.
Ma quelle parole suonano come uno strano deja-vu. E questo perché durante la fulminea campagna elettorale causata dalle dimissioni lampo di Occhiuto, a cause delle indagini a suo carico (e ancora in corso), il suo avversario Tridico lanciò la medesima idea.
Il professore figurava la sospensione o abolizione del bollo auto per determinate fasce di contribuenti. Un'idea che divenne uno dei cavalli di battaglia della sua campagna e che venne accolta con scetticismo dagli avversari se non addirittura sbeffeggiata.
Lo stesso Occhiuto oggi ricorda quel passaggio: «Presi in giro il mio avversario Tridico che propose come misura della Calabria l'eliminazione del bollo». Ma il governatore precisa subito quella che, a suo giudizio, rappresenta la differenza sostanziale: «Non sapeva che una Regione non può farlo. Però mi ha fatto pensare che è una norma da proporre a livello nazionale».
Le Regioni hanno alcuni margini di manovra in merito: possono modificare aliquote entro certi limiti, concedere esenzioni, riduzioni o agevolazioni per determinate categorie di veicoli o contribuenti. Non possono invece eliminare unilateralmente e definitivamente il tributo senza affrontare il problema della copertura finanziaria.
In teoria una Regione potrebbe anche azzerare il bollo, ma dovrebbe poi compensare integralmente il mancato gettito con risorse proprie.
Occhiuto sostiene infatti che il problema non fosse il contenuto della proposta, ma il livello istituzionale al quale veniva avanzata. In altre parole: abolire il bollo auto in Calabria sarebbe stato impossibile; abolirlo in tutta Italia, invece, sarebbe una scelta praticabile.
Una delle proposte più discusse della campagna elettorale regionale finisce oggi per riemergere sotto nuove vesti.
Cos’è il bollo e a cosa serve
Dal punto di vista tecnico il bollo auto è una delle imposte più particolari del sistema fiscale italiano.
Non è una tassa sull'uso dell'automobile. È una tassa di possesso. In pratica paghi perché possiedi un veicolo iscritto al Pubblico Registro Automobilistico, indipendentemente da quanto lo utilizzi.
Storicamente era una tassa di circolazione: si pagava per poter usare il veicolo. Negli anni Novanta è stata trasformata in tassa di possesso e oggi rappresenta una delle principali entrate tributarie delle Regioni.
I numeri spiegano perché il tema sia delicato: il gettito nazionale vale circa 6-7 miliardi di euro l'anno; il gettito regionale complessivo supera i 6 miliardi; per la Calabria vale circa 140-150 milioni di euro annui. È una delle poche imposte regionali realmente autonome.
Ecco perché Tridico nel 2025 si scontrava con un problema concreto: una Regione può ridurre o esentare il bollo in casi specifici, ma se lo abolisce completamente deve trovare altrove centinaia di milioni per coprire il buco di bilancio.
La domanda vera è, al di là dei proclami: come si potrebbe abolire davvero?
Ci sono tre strade.
La prima è la più semplice politicamente ma la più costosa per lo Stato: abolizione secca e copertura con la fiscalità generale. Lo Stato elimina il bollo e trasferisce alle Regioni le risorse mancanti. È la soluzione che sembra immaginare oggi Occhiuto.
La seconda è sostituirlo con un'imposta sui carburanti. Chi usa di più l'auto paga di più. Sarebbe più coerente dal punto di vista ambientale, ma oggi sarebbe impopolare perché significherebbe aumentare accise o imposte sui carburanti.
La terza è incorporarlo nell'assicurazione Rc Auto, come avviene in alcuni Paesi europei. Anche qui il gettito verrebbe recuperato in altro modo, ma la tassa diventerebbe meno visibile.
C'è poi un elemento politico interessante.
Quando Occhiuto definisce il bollo una "patrimoniale nascosta", dal punto di vista economico non ha tutti i torti. Una patrimoniale è una tassa che colpisce il patrimonio posseduto. Il bollo colpisce proprio il possesso di un bene, l'automobile, indipendentemente dal reddito del proprietario.
Per questo un pensionato che guadagna 800 euro al mese e possiede una vecchia auto continua a pagarlo esattamente come una persona molto più ricca con un'auto identica.
Il problema è che abolire una patrimoniale è facile da annunciare e difficile da realizzare. Qualcuno deve sempre coprire il gettito perduto.
Per questo la vera domanda non è se abolire il bollo sia possibile. È possibile. La domanda è: chi paga i 6,5 miliardi che verrebbero a mancare?
Finora né Occhiuto né Forza Italia hanno spiegato dove troverebbero quelle risorse. Ed è esattamente la stessa domanda che veniva rivolta a Tridico quando propose di cancellarlo in Calabria.

