Il consigliere d’opposizione accusa la maggioranza sulla gestione delle risorse e delle scelte istituzionali: «Un due a zero in faccia alla democrazia»
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Un’assenza forzata, ma politicamente rumorosa. Il consigliere regionale d’opposizione Francesco De Cicco, fermato dalla febbre, interviene a distanza e affida a una dichiarazione dai toni netti un attacco frontale alla maggioranza alla guida della Regione Calabria.
«Mi rammarico di non essere stato in aula – esordisce – perché si discutevano due temi apparentemente distinti ma, letti insieme, raccontano tutto di questa maggioranza e di ciò che invece si dovrebbe fare».
Il primo fronte è quello delle emergenze territoriali, con particolare riferimento alle aree colpite da calamità naturali. «Come opposizione - spiega - abbiamo presentato una mozione per chiedere alla Giunta di attivarsi subito: ricognizione dei danni, accesso immediato ai fondi europei e nazionali, attivazione di tutte le misure utili al ripristino e alla prevenzione». Per De Cicco, la Regione non può permettersi di attendere l’intervento del Governo centrale: «Questa Giunta può e deve fare di più. Rientra nelle sue possibilità, rientra nei suoi doveri».
Ma è sul secondo punto che l’affondo si fa politico e strutturale: la gestione delle nomine e dei costi istituzionali. «La maggioranza ha nominato due nuovi assessori con relativi sottosegretari - denuncia - blindando la scelta e respingendo ogni proposta di riduzione dei costi». Un passaggio che chiama in causa anche la Prima Commissione consiliare, presieduta da Orlandino Greco, dove - secondo l’opposizione - sarebbero stati bocciati tutti gli emendamenti finalizzati a contenere la spesa.
Il nodo, sottolinea De Cicco, è il meccanismo di sostituzione: «Si nomina assessore un consigliere eletto e al suo posto entra automaticamente il primo dei non eletti. Nessun voto diretto dei cittadini, nessuna trasparenza». Una dinamica che, secondo il consigliere, si inserisce in un quadro più ampio di modifiche statutarie che avrebbero ridotto gli spazi di partecipazione: «Un due a zero in faccia alla democrazia».
La cifra politica dell’intervento si concentra poi su un dato economico: «Quasi un milione di euro l’anno per figure che i calabresi non hanno scelto», ai quali si aggiungerebbero i costi dei sottosegretari. Risorse che, nella lettura dell’opposizione, potrebbero essere destinate ad altro: «Non sono uno sfizio contabile. Sono fondi sottratti a chi aspetta ancora un intervento dopo l’alluvione, risorse che potrebbero attivare cofinanziamenti europei e finanziare opere di messa in sicurezza».
Da qui la critica più ampia alla linea politica della maggioranza: «Si gestiscono consensi, non servizi. Si ricompensano fedeltà, non competenze». Una contrapposizione che diventa anche proposta alternativa: «Una politica che abbia davvero cura dei calabresi non si costruisce moltiplicando le poltrone, ma azzerandole e destinando risorse reali a priorità reali».
Infine, il passaggio politico più esplicito: il riferimento alla protesta dell’opposizione e all’uscita dall’aula come gesto simbolico. «Se fossi stato presente - conclude De Cicco - sarei uscito anche io, come manifestazione chiara del nostro sdegno».
Una posizione che riaccende il confronto tra maggioranza e opposizione in un momento delicato per la Calabria, stretta tra emergenze territoriali e tensioni sulla gestione delle risorse pubbliche.


