Vent’anni di mostre, concerti, laboratori, grandi artisti internazionali e contaminazioni culturali. Venerdì 12 giugno il Museo Carlo Bilotti all’Aranciera di Villa Borghese celebra il ventesimo anniversario della sua apertura nello storico edificio romano legato alla figura di Paolina Bonaparte Borghese.

Un luogo dalla storia complessa: bombardato durante la Repubblica romana, ridotto a rudere e più volte riconvertito, fino alla trasformazione nel 2006 in museo pubblico grazie alla donazione al Comune di Roma di parte della collezione di Carlo Bilotti.

Da allora il museo è diventato uno spazio dinamico dedicato all’arte contemporanea e alla produzione culturale, costruendo un modello fondato sulla collaborazione pubblico-privato e su un’intensa attività espositiva. I numeri raccontano la portata del progetto: oltre 100 mila visitatori ogni anno, più di cento mostre, 150 concerti, 300 eventi e una vasta attività didattica rivolta all’infanzia e alle scuole.

Nel tempo il Museo Bilotti ha sviluppato relazioni con numerose realtà culturali romane, dalla Casina di Raffaello al Bioparco, fino alla Casa del Cinema. Tra i progetti più significativi, il “Festival della Cultura Creativa” sostenuto da ABI e il percorso ideato da Manuel Felisi dedicato alla sensibilizzazione ambientale e alle specie a rischio di estinzione.

Le prime esposizioni del museo furono dedicate a progetti destinati a lasciare una traccia permanente nel territorio. È il caso di “Hirst, Salle, Saville, the Bilotti Chapel”, che riuniva opere concepite per luoghi di meditazione e spiritualità laica.

Per la Cappella del Divino Amore a Villa Ada, Carlo Bilotti commissionò a Damien Hirst quattro monumentali tele dedicate agli Evangelisti, immaginando uno spazio ispirato alla Rothko Chapel di Houston e alla Cappella del Rosario di Henri Matisse a Saint-Paul-de-Vence.

A Palermo, Jenny Saville realizzò il trittico “Atonement Studies”, indagine monumentale sulla vulnerabilità dei corpi e sulla materia della carne fuori dai canoni estetici tradizionali. David Salle progettò invece “Il Giudizio Universale” per una cappella tra Cosenza e Rende.

Nel corso degli anni il museo ha ospitato artisti e mostre dedicate a Willem de Kooning, Jan Fabre, Philip Guston, Jago, Carla Accardi, Jannis Kounellis e molti altri protagonisti dell’arte contemporanea internazionale.

Ma la figura di Carlo Bilotti supera i confini del collezionismo tradizionale. Imprenditore, filantropo e mecenate, è stato tra i primi a costruire un dialogo stabile tra arte e industria, soprattutto durante l’esperienza come presidente di Pierre Cardin e Nina Ricci.

Dal rapporto con Andy Warhol nacquero alcune delle opere più celebri della collezione Bilotti: le serie dedicate agli “Iris”, “Warhol verso De Chirico” e l’unico doppio ritratto di Tina e Lisa Bilotti. Per Pierre Cardin, Warhol realizzò opere ispirate ai fiori utilizzati nelle fragranze femminili del marchio. Con Niki de Saint Phalle, invece, Bilotti commissionò bottiglie antropomorfe per profumi Nina Ricci.

La sua attività culturale ha lasciato un segno profondo anche in Calabria. A Cosenza fu ideatore del MAB, il Museo all’Aperto Bilotti, progetto che trasformò il corso cittadino in un percorso permanente di arte contemporanea con quaranta sculture monumentali, facendo dialogare spazio urbano, architettura e coesione sociale.

Sempre a Cosenza contribuì alla nascita della Galleria Nazionale con importanti donazioni dedicate alla scultura del Novecento e alla valorizzazione di Umberto Boccioni, riportando in Italia opere su carta a rischio dispersione.

Carlo Bilotti immaginava anche la nascita di un grande museo stabile a Cosenza, capace di ospitare parte della sua collezione internazionale e di diventare un polo culturale permanente per il Mezzogiorno. Un progetto che, tuttavia, non trovò mai una sede adeguata e non riuscì a concretizzarsi. In quella visione Colle Triglio sarebbe diventato il colle dei museo.  Roma riuscì invece a raccogliere quella visione, trasformando l’Aranciera di Villa Borghese in un museo che oggi supera i 100 mila visitatori annui e rappresenta uno dei principali spazi pubblici dedicati all’arte contemporanea nella capitale.

Accanto all’attività artistica, anche quella filantropica. Nel 2000 Bilotti donò alla Fondazione Oasi Francescana di Cosenza un terreno destinato alla costruzione di una casa di accoglienza per persone in difficoltà. Negli Stati Uniti, invece, la Fondazione Lisa Bilotti sostiene ogni anno la ricerca sulle leucemie presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York.

Il programma celebrativo del 12 giugno prevede visite guidate alla mostra “Lanterne magiche” dalla collezione di Valerio De Paolis, incontri sulla storia dell’Aranciera e momenti musicali dedicati al repertorio folk, jazz e alle grandi colonne sonore del cinema.

Un anniversario che non celebra soltanto un museo, ma una precisa idea di cultura: aperta, relazionale e capace di trasformare i luoghi attraverso l’arte.