Nel racconto della sanità calabrese trovano inevitabilmente spazio carenze, lunghe attese e disservizi. Ma esistono anche esperienze di segno opposto, che meritano di essere raccontate. È quanto ha deciso di fare la professoressa Elena Gagliardi, affidando a una lettera aperta il ringraziamento ai sanitari che si sono presi cura della figlia durante un ricovero avvenuto nel pieno del periodo di Ferragosto.

«Proprio perché non bisogna mai smettere di pretendere il meglio, sento il dovere etico e umano di raccontare una storia di segno diametralmente opposto», scrive Gagliardi, sottolineando come l'esperienza vissuta abbia mostrato l'esistenza di professionalità capaci di garantire assistenza e attenzione anche in uno dei periodi tradizionalmente più complessi dell'anno.

Il primo impatto è stato con il Pronto Soccorso, dove la donna racconta di aver trovato «una straordinaria organizzazione, prontezza e un'attenzione umana» che hanno contribuito ad attenuare l'ansia legata alle condizioni della figlia e alla necessità del ricovero.

Il ringraziamento si concentra poi sul reparto di Chirurgia d’Urgenza e sulla dottoressa Iuana Riitano, alla guida del reparto, insieme all'intera équipe medica. Gagliardi cita in particolare i chirurghi Ignazio Vulcano e Natalia Spadafora, che definisce «professionisti d'eccezione», sottolineandone la competenza tecnica e la dedizione dimostrate durante il percorso di cura.

Ma nella testimonianza c'è un altro aspetto che la professoressa considera altrettanto importante: quello umano. Da qui il ringraziamento rivolto al personale infermieristico e agli operatori sociosanitari, per «gentilezza costante, pazienza, sorriso e una profonda attenzione alla persona».

Una dimensione che, soprattutto durante un ricovero, diventa parte integrante dell'assistenza.

«Forse queste realtà rischiano di sembrare cattedrali nel deserto – osserva Gagliardi – ma sono la prova che la buona sanità in Calabria non solo è possibile, ma esiste già grazie a donne e uomini che mettono il cuore e la propria professionalità al servizio della comunità».

Da una vicenda personale nasce così una riflessione più generale. Raccontare ciò che funziona, secondo la professoressa, non significa ignorare i problemi del sistema sanitario regionale, ma riconoscere il lavoro di chi, nonostante le difficoltà, riesce a garantire qualità delle cure e umanità nell'assistenza.

«Testimoniarlo non è solo un atto di gratitudine verso chi ha curato mia figlia, ma un messaggio di speranza per tutti noi. Grazie di cuore a chi, ogni giorno, sceglie di far funzionare le cose con cura e umanità». Firmato, semplicemente, «una mamma grata».