Non si è spenta l’eco dell’annuncio della premier Giorgia Meloni a Felix, la festa dei giovani di Fratelli d’Italia che si è tenuta a Roma. Nel corso del suo intervento la Meloni ha parlato a lungo di scuola per poi sganciare la bomba ovvero il tetto del 30% alla presenza di alunni stranieri in classe, corsi di recupero di italiano per i genitori che masticano poco la nostra lingua e divieto assoluto di indossare il burqa o il niqab.

Tralasciamo per un attimo la questione del burqa che è chiaramente demagogica, visto che non esiste alcun obbligo per le ragazze di indossarlo prima dell’età adulta, rimane la questione dell’integrazione, che è un problema reale.

In attesa di conoscere con esattezza i contenuti del provvedimento, che dovrebbe arrivare giovedì in Consiglio dei Ministri, il mondo della scuola si spacca. C’è chi parla di provvedimento giusto, quasi di sinistra, perché dividerebbe gli oneri dell’integrazione su più scuole senza creare classi ghetto. Altri sostengono che non è facile realizzare questo limite perché di certo non si possono spostare le famiglie visto che gli immigrati sono concentrati, soprattutto nelle grandi città, in quartieri dove il costo delle case è più basso o dove c’è una radicata presenza della loro comunità. Per rendere operativa la norma, interverranno non solo i presidi, che dovranno spalmare gli iscritti tra le varie sezioni ma soprattutto gli uffici scolastici regionali e provinciali, per far sì che nessuno resti escluso e che gli iscritti fuori quota trovino, nel loro territorio, un altro istituto che li accolga senza sradicarli né farli spostare chilometri, acuendo lo svantaggio di partenza.

Nel 2022/2023, ultimo dato ministeriale disponibile, su 370mila aule lo 0,6% superava il 30% di non italiani. Con un picco nella scuola primaria (12,4%), seguita dalla scuola media al (7%) e infine dalle superiori (3,5%). Ma se dal calcolo si escludono le seconde generazioni e si contano dunque solo gli alunni stranieri nati all’estero, ovvero coloro che potrebbero riscontrare reali barriere linguistiche all’ingresso, ecco che la percentuale delle classi critiche crolla precipitosamente allo 0,6% su scala nazionale.

In Calabria secondo i dati di Save The Children sono il 4,9% del totale degli studenti, una percentuale che ci colloca al sedicesimo posto fra le regioni italiane (prima è la Lombardia). Un numero in crescita che segue i flussi migratori che ha portato negli ultimi venti anni a quadruplicare il numero di studenti con background migratorio. Cosenza registra la quota più alta di alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole dell'obbligo, con una forte concentrazione nella scuola primaria (elementare) e secondaria di primo grado (media). Se nelle grandi città i numeri sono alti ma diluiti in una popolazione scolastica vasta, nei piccoli borghi si registra il fenomeno opposto: il tasso di incidenza percentuale più elevato. In Comuni come Acquaformosa, San Basile, Riace e Cerzeto, le scuole dell'obbligo vedono classi in cui gli studenti stranieri arrivano a rappresentare anche il 30-50% degli iscritti totali, diventando determinanti per scongiurare la chiusura dei plessi a causa del calo demografico.

Ad Acquaformosa gli studenti complessivi sono 43, dei quali 16 con cittadinanza non italiana. Alla primaria sono 27, di cui 8 stranieri; alle medie 16, con metà degli studenti di cittadinanza non italiana. In un paese di circa 930 residenti, dove da anni si sperimentano forme di accoglienza, quei numeri rappresentano una componente importante della popolazione scolastica.

A San Basile, siamo sempre sul Pollino, la prima campanella della scuola è suonata grazie all’inserimento nelle classi dei figli delle famiglie accolte nel progetto Sai. Il dato è significativo: in un piccolo centro alle prese con lo spopolamento, anche pochi bambini possono essere decisivi per mantenere una classe e quindi un servizio scolastico. In questo caso in Calabria il problema del tetto agli studenti stranieri diventa ancora più complicato.

In tutto questo a Mestre, fuori dall’istituto Giulio Cesare dove in prima elementare 9 alunni su 10 sono stranieri, è stato appeso lo striscione: “La vostra integrazione, la nostra emarginazione. Veneto Fronte Skinheads.” Chissà dove questi giovanotti vorrebbero spostare gli alunni stranieri in eccesso. Tutto questo dibattito, allora, dimostra che sulla scuola la politica si divide in maniera demagogica, ma cosa succede dentro quelle aule nessuno sembra saperlo con esattezza.