La Corte di Cassazione ha confermato, sotto il profilo cautelare, l’ordinanza con cui il Tribunale del Riesame di Catanzaro aveva disposto la custodia in carcere per Massimo D’Ambrosio, imputato e condannato in primo grado nel processo “Reset”, celebrato con rito ordinario.

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso presentato dall’avvocato Amelia Ferrari. Dopo la decisione, la misura cautelare è diventata eseguibile e i carabinieri hanno raggiunto D’Ambrosio nel comune di Paola, dove si trovava agli arresti domiciliari, dando esecuzione al provvedimento.

La decisione del Riesame di Catanzaro

Il Tribunale del Riesame di Catanzaro aveva disposto il ripristino della custodia in carcere accogliendo l’appello presentato dalla Procura contro l’ordinanza del Tribunale collegiale di Cosenza.

Il collegio cosentino, il 24 luglio 2025, aveva respinto la richiesta di aggravamento della misura cautelare formulata dal pubblico ministero. La decisione era stata successivamente impugnata e il Riesame, con un’ordinanza depositata il 17 aprile 2026, aveva riformato il precedente provvedimento.

Il collegio catanzarese era composto dalla presidente Emma Sonni e dalle giudici Chiara Ierardo e Silvia Manni, quest’ultima anche estensore. L’esecuzione del ritorno in carcere era rimasta sospesa in attesa che l’ordinanza diventasse definitiva, come previsto dalla disciplina dell’appello cautelare. Il rigetto del ricorso in Cassazione ha ora consentito l’applicazione della misura.

Dai domiciliari al ripristino del carcere

D’Ambrosio era stato sottoposto alla custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta “Reset”, con un provvedimento firmato il 2 agosto 2022 ed eseguito il successivo primo settembre.

L’11 giugno 2024 il Tribunale di Cosenza aveva sostituito il carcere con gli arresti domiciliari per consentire all’imputato di assistere la moglie, Lauretta Mellone, affetta da una patologia oncologica in fase terminale e successivamente deceduta. Il collegio aveva considerato anche le esigenze connesse alle condizioni di salute del figlio.

Dopo la sentenza di primo grado, la Procura aveva chiesto il ripristino del carcere, sostenendo che fossero venute meno le ragioni familiari alla base dell’attenuazione della misura.

Le motivazioni cautelari

Nella propria ordinanza, il Riesame aveva richiamato la condanna di primo grado e il ruolo attribuito a D’Ambrosio nel procedimento. Le contestazioni comprendono, tra le altre, la promozione di un’associazione di stampo mafioso, estorsioni aggravate, usura, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, danneggiamento seguito da incendio e scambio elettorale politico-mafioso.

Il collegio aveva inoltre richiamato l’articolo 275 del codice di procedura penale e la presunzione di adeguatezza della custodia in carcere prevista per i reati associativi di tipo mafioso.