Teheran ammette progressi nei negoziati con Washington, ma avverte che restano divergenze profonde. Sullo sfondo la crisi dello Stretto di Hormuz e la tregua fragile tra Israele e Libano
Tutti gli articoli di Italia Mondo
PHOTO
Ci sono segnali di movimento nei contatti tra Iran e Stati Uniti, ma la prospettiva di un’intesa appare ancora lontana. A dirlo, dal lato iraniano, sono state nelle ultime ore figure di primo piano dell’apparato istituzionale di Teheran, mentre sul terreno resta altissima la tensione attorno allo Stretto di Hormuz, snodo energetico decisivo per i traffici mondiali.
Secondo quanto riferito da fonti iraniane e internazionali, i colloqui non si sono interrotti, ma non esiste ancora una data fissata per un nuovo round formale. Il vice ministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha dichiarato che prima di qualunque nuova riunione dovrà essere definito un quadro condiviso di intesa, lasciando capire che i nodi più delicati non sono stati sciolti.
Hormuz resta il punto più esplosivo della crisi
Il tema che più di ogni altro condiziona il negoziato è quello dello Stretto di Hormuz. Nelle ultime ore l’Iran ha intensificato le minacce di chiusura del passaggio marittimo, sostenendo di voler mantenere restrizioni sul transito fino a quando non verrà rimosso il blocco imposto dagli Stati Uniti ai porti iraniani. Secondo l’Associated Press, la crisi ha già prodotto forti ripercussioni sul traffico navale e ha riacceso il timore di una nuova impennata della tensione energetica globale.
La linea iraniana è stata ribadita dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, che viene indicato anche tra le figure centrali della fase negoziale. Teheran continua a sostenere che il controllo sullo stretto rappresenti una leva legittima di autodifesa in risposta alla pressione militare ed economica statunitense.
L’Iran attacca l’Unione europea: «Due pesi e due misure»
Dentro questo quadro, l’Iran ha attaccato anche l’Unione europea, accusandola di ipocrisia sul richiamo al diritto internazionale. Le dichiarazioni attribuite al portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei si inseriscono in una strategia comunicativa precisa: contestare a Bruxelles l’uso di due pesi e due misure, in particolare sul conflitto regionale e sul diritto di Teheran ad adottare contromisure nello Stretto di Hormuz. Le agenzie internazionali, però, confermano soprattutto la sostanza del messaggio iraniano sulla difesa del controllo dello stretto e sulla contestazione dell’impostazione occidentale.
Trump rivendica la linea dura su Teheran
Dal lato americano, Donald Trump continua a difendere la scelta del confronto con l’Iran. In un intervento pubblico ha sostenuto che il conflitto rappresenti una deviazione necessaria rispetto alla sua agenda interna e ha ribadito che gli Stati Uniti non intendono cedere a pressioni o ricatti sul dossier nucleare.
Kamala Harris attacca Trump sul ruolo di Netanyahu
Sul fronte politico interno americano, il conflitto con l’Iran continua a pesare anche nel dibattito tra democratici e repubblicani. Le dichiarazioni attribuite a Kamala Harris, secondo cui Trump sarebbe entrato in guerra perché trascinato da Benjamin Netanyahu, si collocano dentro questa linea di attacco: descrivere la strategia della Casa Bianca come subordinata alle scelte del premier israeliano più che agli interessi diretti degli Stati Uniti.

