VIDEO | Il prossimo 31 dicembre scadrà la cassa integrazione straordinaria che vede coinvolte circa 650 persone che oggi chiedono di avere risposte sul proprio futuro. Il sindacato si rivolge alla Regione: «Vuole ancora investire in questo progetto?»
Tutti gli articoli di Economia e lavoro
PHOTO
Ce l’abbiamo fatta. Anzi, ce l’avevamo fatta. O forse no, perché forse possiamo ancora farcela. È sicuramente questa la speranza di centinaia di lavoratori calabresi che, oggi, guardando al proprio futuro non riescono a buttare lo sguardo oltre il prossimo dicembre. Perché è quello il termine ultimo della cassa integrazione straordinaria sottoscritta ad aprile scorso per circa 650 dipendenti di Konecta R, la società che a fine 2024 aveva assorbito il bacino storico di Abramo Customer Care che rischiava di rimanere a casa dopo una grave crisi aziendale.
Riconversione era stata la parola d’ordine che era rimbombata nelle sedi operative di Rende, Crotone e Settingiano. Dall’attività di call center a quella di digitalizzazione delle cartelle cliniche. Un progetto sostenuto dalla Regione con uno stanziamento pubblico tra i 25 e i 30 milioni di euro.
Un progetto su cui la stessa Regione aveva puntato. «Ce l’abbiamo fatta», aveva annunciato Roberto Occhiuto in uno dei suoi video social il 19 dicembre 2024. Vertenza chiusa, lavoratori salvi. E così è stato. Ma non per molto. Il regalo di Natale del governatore ha infatti avuto i suoi effetti per poco più di un anno. Poi sono tornati i tavoli istituzionali e gli incontri sindacali, e insieme l’incertezza. La causa? Il calo progressivo dei volumi di lavoro.
E così l’incubo per i lavoratori e le loro famiglie è ricominciato. Cassa integrazione fino a dicembre prossimo in attesa di un rilancio trainato – nelle buone intenzioni a suo tempo espresse – da una soluzione strutturale di cui al momento nulla si sa.
Ed è su questo che oggi sindacati e dipendenti chiedono risposte. «Siamo arrivati a un punto di non ritorno, quindi dobbiamo assolutamente accelerare su una soluzione definitiva del problema», sottolinea Fabio La Ganga Vasta, rsa della Slc Cgil.
«Abbiamo bisogno di risposte, dal Ministero in primis perché ha messo la firma sul progetto, poi dalla Regione Calabria e da tutti gli attori», aggiunge, ricordando le difficoltà affrontate dai lavoratori, molti dei quali impiegati con contratti part-time.
Il punto è ottenere finalmente chiarezza sul percorso industriale. Nonostante lo sconforto, la fiducia non si è ancora dissolta del tutto: «Ma devono indicarci nero su bianco quale sia il progetto e renderci partecipi del destino a cui andiamo incontro».
La richiesta è quella di un intervento rapido ma che guardi lontano: «Abbiamo bisogno di un progetto duraturo e non tampone. Quello che chiediamo alla Regione Calabria è di muoversi urgentemente».
A fargli eco Gianpaolo Alioto, anche lui rsa della Slc Cgil: «Ci aspettavamo una convocazione da parte della Regione Calabria», afferma. Da luglio, invece, tutto tace.
«Siamo fortemente preoccupati come parte sindacale», aggiunge, ricordando che il 31 dicembre, termine della cassa integrazione, «è già domani».
Anche Alioto batte il tasto sull’urgenza di risposte chiare, sottolineando come l’atteggiamento del sindacato sia stato finora improntato a «buon senso e buona volontà», restando in attesa e rispettando i tempi indicati come necessari per avviare il percorso.
Ora, però, è necessario capire se i piani industriali prospettati siano effettivamente allo studio della Regione e soprattutto se ci sia la volontà di investire ancora sul progetto con nuovi finanziamenti.
Le richieste del sindacato
- Continuità operativa e nuovi volumi: riconoscere che la dematerializzazione sanitaria e la gestione del Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse) non sono concluse. Si richiede l'estensione e la proroga delle attività coinvolgendo capillarmente le Asp e le Aziende Ospedaliere del territorio per garantire volumi costanti.
- Rifinanziamento o prosecuzione del progetto: la dematerializzazione e digitalizzazione delle cartelle cliniche e del Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse) non può considerarsi una fase conclusa. I sindacati chiedono alla Regione di ampliare o prorogare le attività di digitalizzazione della Sanità, coinvolgendo anche le varie Asp locali e le Aziende Ospedaliere, per garantire flussi di lavoro costanti capaci di assorbire l'intera forza lavoro.
- Diversificazione delle commesse pubbliche: estendere le competenze del bacino di lavoratori (ex Abramo) ad altre attività di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione regionale (gestione degli archivi unici, procedimenti amministrativi e back-office degli enti locali).
- Responsabilità nell'uso dei fondi pubblici: vigilare affinché l'investimento regionale si traduca in occupazione stabile anziché in ammortizzatori sociali a lungo termine o incentivi all'uscita dal bacino lavorativo.
- Verifica della filiera (Tim e Konecta): garantire la presenza formale di tutti i soggetti coinvolti nei tavoli tecnici, inclusi l'azienda capofila (Tim) e la subappaltatrice (Konecta R), al fine di evitare le diserzioni dei confronti istituzionali e fare piena luce sui piani industriali futuri.

