L’avvocato imprenditore dice che tutto si tiene: il fenomeno del caporalato legato ai bassi margini di guadagno degli imprenditori agricoli minacciati dalla concorrenza sleale dei paesi extraeuropei e da Bruxelles che avalla accordi come quello del Mercosur e si limita a sovvenzionare gli agricoltori europei senza una vera strategia.
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«Il rogo di Amendolara è qualcosa di indescrivibile, perché quei caporali non sono degli assassini, non saprei che aggettivo utilizzare, però quello è un sistema diffuso non solo in Calabria, purtroppo in tutta Italia. Ci sono imprenditori che una volta utilizzavano mano d'opera in nero, adesso visto che ci sono dei controlli, utilizzano persone che vengono assunte a pochissime giornate e poi come degli schiavi sono costretti a dare indietro ai caporali parte del loro introito giornaliero». Non usa giri di parole, Giancarlo Greco, imprenditore in più settori compreso quello agricolo, per denunciare quanto accaduto nei giorni scorsi. Parla di un sistema in cui più d’uno chiude gli occhi. «Poichè sappiamo che un'ora in agricoltura viene remunerata da 9 a 11,50 euro, non puoi pagare 7 o 8 euro per avere un raccoglitore, quindi vuole dire che c'è qualcosa che non va. Tutto questo ha alimentato un vero sistema criminale con i caporali».
Secondo Greco c’è una soluzione a questo sistema. «Nei centri di accoglienza in Italia oggi ospitano circa 140 mila extracomunitari, 140 mila persone che il più delle volte rimangono mesi e anni in questi centri. Allora io da imprenditore e da persona che è abituata a risolvere i problemi, mi chiedo perché non troviamo dei percorsi veloci, legittimi, legali da parte dello Stato che faccia incrociare la richiesta di mano d'opera per mansioni che gli italiani non vogliono svolgere e gente che è all'interno dei centri, che vorrebbe lavorare, ma che non ha la possibilità di mettersi in regola».
«Per questo non sono molto d’accordo con l’idea di Occhiuto di costruire i Centri per l’impiego in Tunisia. Abbiamo già qui tanti ragazzi. Allora risolviamo due problemi, il primo è la mano d'opera e poi quello di una integrazione reale. Vede da qui discende anche il tema della sicurezza, perché è capitato un po' a tutti di vederli brancolare intorno ai centri di accoglienza di giorno e di notte, senza sapere cosa fare. Magari ci sono delle persone perbene che non commettono reati, ma altri magari non sono perbene, possono delinquere. Non dobbiamo essere ipocriti, a me il falso buonismo non piace, dobbiamo dire le cose come stanno».
Greco dice di essere per l’accoglienza verso le persone venute in Italia a cercare un futuro, ma chi compie dei reati deve essere arrestato - dice - e rimandato immediatamente a casa sua.«Lo pensano la gran parte degli italiani, perchè questo non è razzismo. Le dico di più se gli italiani non vedono la soluzione dei nostri problemi di sicurezza è chiaro che si avvicinano sempre più alle destre e vediamo fenomeni come Vannacci crescere».
Ma c’è anche un altro aspetto del problema che riguarda direttamente i produttori. «L’olio tunisino ha un costo di produzione di circa 3 Euro e valore di mercato all'ingrosso di 3,95 Euro, il tunisino producendo un olio e mettendolo sul mercato guadagna quasi 1 Euro al chilo. l'olio italiano ha tutto (9:15) un altro costo, che arriva a 7,50 euro. Il prezzo di vendita all’ingrosso si aggira attorno ai 5,58 euro. Questo significa che il produttore italiano perde, ogni volta che vende un litro d’olio qualcosa, come 1,70 euro. Il produttore però mica è pazzo. Lo fa perchè le perdite sono coperte dai sussidi dell’Unione Europea. Qui sta il punto. Noi abbiamo creato un’agricoltura che vive di sussidi, mentre ci sono 60mila tonnellate di olio tunisino pronte ad entrare nel mercato europeo senza dazi. Anzi la Tunisia aveva chiesto di aumentare a 100mila tonnellate, per fortuna la Ue ha detto no. Ma serve una tutela vera dell’agricoltura e del Made in Italy non solo sulla carta».
Greco fa un altro esempio: l’accoro Mercosur che interessa 800 milioni di persone tra l'Europa e il Sud America. «I prodotti sudamericani possono arrivare sul mercato europeo senza dazi, è stato autorizzato dalla comunità europea, perché ad investire nel Sud America sono state le multinazionali che hanno acquistato centinaia di migliaia di ettari e oggi producono prodotti da immettere sui mercati europei con manodopera a bassissimo costo, senza dazi. Non solo. Sui nostri mercati finiscono dei prodotti trattati con l'utilizzo di antiparassitari nocivi che in Europa sono vietati già da decenni. In Europa oggi comandano le spinte lobbistiche delle multinazionali, se non lo diciamo e non dobbiamo avere paura a dirlo, non cambierà mai nulla perché i nostri politici europei arrivati in Europa purtroppo alla fine vanno a votare a vantaggio e nell'interesse delle multinazionali e non degli agricoltori, hanno realmente tradito l'agricoltura e gli agricoltori italiani ed europei».

