L'area della Sibaritide è ostaggio dei piromani, ora è emergenza per continui roghi vicino alla stazione ferroviaria. Servono interventi urgenti contro i piromani.
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Ci sono immagini che si ripetono con la puntualità spietata di una maledizione estiva. Per Cassano all’Ionio, la maledizione ha il colore del fuoco e l'odore acre della cenere. Nelle ultime settimane, il vasto territorio della Sibaritide è tornato a bruciare, stretto in una morsa di roghi continui che stanno consumando ettari di macchia mediterranea, sfiorando case, minacciando la storia profonda di questa terra e, peggio ancora, esasperando una comunità che si sente drammaticamente sola.
L'ultimo atto di questa cronaca di fuoco si sta consumando proprio in queste ore nel centro dell’abitato cittadino, in una zona molto popolata. Prim’ancora, intorno allo scalo ferroviario di Sibari, tre incendi in appena tre giorni. Tutti concentrati nel perimetro della stazione, uno snodo nevralgico per i trasporti e per il turismo della zona. Il copione è sempre lo stesso con le fiamme che corrono veloci tra le sterpaglie secche, i fumi densi che bloccano visibilità e respiro, e il suono delle sirene dei Vigili del Fuoco di Rossano e Castrovillari che corrono per l'ennesima volta a rincorrere l'emergenza, affiancati dai volontari dei Falchi e della Protezione Civile, dalle squadre Aib di Calabria Verde, dalla Polizia Locale e tanti cittadini di buona volontà. Per i soccorritori, ed è questo l'aspetto che fa più rabbia, non ci sono dubbi, dietro questi tre roghi consecutivi c'è l'ombra pesante del dolo. Qualcuno appicca il fuoco con scientifica cattiveria. Il sindaco Gianpaolo Iacobini, accorso sul posto visibilmente provato, ha parlato senza mezzi termini di una situazione non più tollerabile, annunciando una formale denuncia all'autorità giudiziaria e chiedendo un tavolo urgente con Rete Ferroviaria Italiana (RFI). Perché qui non si tratta solo di ripulire o ripristinare il decoro violato, ma di capire quale futuro debba avere un'infrastruttura lasciata all'abbandono, dove l'incuria diventa l'alleata perfetta per i piromani. Ma la stazione di Sibari è solo la punta dell'iceberg. L'intero comprensorio di Cassano, ben 160 chilometri quadrati di territorio da gestire, è sotto scacco dall'inizio di giugno. Sono ancora vive le immagini di fuoco che la scorsa estate hanno devastato e ferito il Monte di Cassano, lambito le aree sacre intorno al Santuario della Madonna della Catena e ha ferito le storiche pinete di Sibari. Nell’estate 2025 ci sono stati momenti di puro panico, come quando le fiamme hanno accerchiato alcune strutture ricettive e persino una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA), costringendo il personale a un'evacuazione d'emergenza dei pazienti anziani. Pochi giorni prima, il fumo aveva minacciato il cimitero e si era avvicinato pericolosamente all'area del Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, un patrimonio storico inestimabile che rischia ogni anno di essere cancellato in pochi minuti di follia. La ferita sul territorio resta visibile e dolorosa. Impossibile, per chi vive qui, non tornare con la mente alla tragedia della scorsa estate, quando un uomo di 74 anni perse la vita nel tentativo disperato di difendere la sua proprietà dall'avanzare del fuoco. E ora di porre un freno, anche con forza, la richiesta comune che unisce cittadini e istituzione. È arrivato il momento di dire basta alla gestione dell'emergenza minuto per minuto, serve un presidio fisso dei Vigili del Fuoco nel comune cassanese e una mappatura seria dei rischi, senza dimenticare il controllo diretto delle aree a rischio. Cassano all’Ionio non vuole piangere altre vittime, né assistere passivamente alla distruzione delle proprie bellezze. L'estate 2026 è appena iniziata, ma per la Sibaritide la battaglia per la sopravvivenza è già al calor bianco.

