Un imputato cosentino, R. D., è stato assolto con la formula «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di aver commesso una rapina ai danni di una minorenne nei pressi dell’autostazione. La decisione, pronunciata dalla giudice Palmieri, arriva a oltre dieci anni dai fatti contestati. Nel corso del procedimento, l’uomo aveva trascorso più di un anno agli arresti domiciliari.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Francesco Cappuccio, ha concentrato la propria attività sulla contestazione dell’attendibilità del racconto della ragazza e sul confronto tra le sue dichiarazioni e gli elementi acquisiti durante l’istruttoria.

I riconoscimenti e le contestazioni della difesa

Secondo quanto ricostruito dal difensore, la minorenne aveva dichiarato fin dall’inizio di essere in grado di riconoscere l’autore della rapina. Aveva quindi indicato l’uomo attraverso un riconoscimento fotografico in Questura e, successivamente, in sede di incidente probatorio, la fase nella quale una prova viene assunta anticipatamente davanti al giudice.

La difesa ha contestato la ricostruzione accusatoria, evidenziando quelle che ritiene incongruenze e inverosimiglianze nel racconto, in particolare nelle dichiarazioni rese durante l’incidente probatorio. Questi aspetti sono stati messi a confronto con le prove successivamente acquisite nel dibattimento.

L’assoluzione dopo oltre dieci anni

All’esito del processo, la giudice ha pronunciato l’assoluzione. Per la difesa, l’istruttoria ha fatto emergere elementi tali da superare il valore accusatorio attribuito ai riconoscimenti e alle dichiarazioni della ragazza.