Secondo lo studio presentato all’Università della Calabria, quasi tre quarti dei discorsi d'odio si sviluppano nell'ambiente digitale. Preoccupano la scarsa emersione e il limitato monitoraggio dei casi in Calabria
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I discorsi d'odio e le discriminazioni continuano a trovare nel web il principale terreno di diffusione, ma in Calabria il fenomeno resta in gran parte sommerso a causa di una condizione definita dagli studiosi di "invisibilità strutturale". È quanto emerso nel corso dell'incontro "Invisible Hate Speech – Dati ed esperienze in Calabria", ospitato nei giorni scorsi all'University Club dell'Università della Calabria nell'ambito del progetto europeo MYTHiC (Mobilize Youth Tackling Hate in Calabria), finanziato dall'Unione Europea e coordinato da Fondazione L'Albero della Vita in partnership con Dataninja e Centro Calabrese di Solidarietà Ets.
L'iniziativa, promossa in occasione della Giornata internazionale contro i discorsi d'odio, ha riunito rappresentanti del mondo accademico, istituzioni, terzo settore e operatori sociali per un confronto sui fenomeni di discriminazione e sui reati motivati da pregiudizio.
Ad aprire i lavori sono state la prorettrice dell'Università della Calabria con delega alle Pari opportunità e al Benessere, Elvira Brunelli, e la referente regionale della Fondazione L'Albero della Vita, Manuela Viola, che hanno richiamato l'importanza di una collaborazione tra università, istituzioni e realtà territoriali per promuovere inclusione e rispetto delle differenze.
Al centro dell'incontro la presentazione della ricerca "Mapping Hate and Discrimination in Italy: Structural Invisibility, Multi-Source Monitoring and the Calabrian Case Study", curata da Giovanna Vingelli, docente dell'Unical e direttrice del Centro Women's Studies. Lo studio evidenzia come il 71,6% dei discorsi d'odio rilevati si manifesti nell'ambiente digitale, mentre il restante 28,4% riguarda contesti fisici quali scuole, luoghi di lavoro e spazi pubblici. Nel 2024 il sistema Unar ha registrato 17.640 segnalazioni, il 93,7% delle quali emerse dal monitoraggio del web e dei media.
Particolare attenzione è stata dedicata alla situazione calabrese, descritta come un caso di "invisibilità strutturale": non per una minore presenza di discriminazioni e violenze rispetto ad altri territori, ma per una minore propensione alla denuncia e una più limitata capacità di monitoraggio e intercettazione dei fenomeni.
Nel dibattito, moderato dalla giornalista Maria Rita Galati, sono intervenuti anche Silvio Cilento, presidente di Arci Cosenza e coordinatore del Cad Lgbt Cosenza, che ha richiamato l'attenzione sulle discriminazioni nei confronti delle persone LGBTQIA+, e Stefania Bevilacqua, vicepresidente dell'Unione delle comunità Romanès in Italia, che ha portato una testimonianza sulle discriminazioni vissute dalle minoranze etniche e di genere.
Il progetto MYTHiC punta a contrastare hate speech e hate crime attraverso percorsi educativi e di partecipazione rivolti ai giovani. Finora sono stati coinvolti oltre 840 studenti, formati 80 operatori territoriali e più di 30 docenti. Nei prossimi mesi, hanno spiegato i promotori, saranno attivati laboratori sul territorio e un sistema di segnalazione protetta per le vittime di discriminazione, finalizzato all'attivazione di una rete di supporto e presa in carico. Dall'incontro è emersa la necessità di affiancare agli strumenti repressivi interventi strutturali basati su educazione, prevenzione e sensibilizzazione, per contrastare la diffusione dei discorsi d'odio sia online che nei contesti della vita quotidiana.

