«Cosa stiamo aspettando? Che arrivi un’altra piena, che un fiume rompa gli argini, che ci siano nuovi danni?»

È la domanda, tutt’altro che retorica, che arriva da Carlo Tansi davanti alle immagini di Zumpano, nel Cosentino. E a tante altre località della Calabria dove sono ancora netti ed evidenti i segnali dei cicloni dello scorso inverno-primavera.

Tansi, geologo ed esperto di protezione civile, punta l’attenzione su un tratto dell’area industriale di Zumpano dove il 12 febbraio 2026, dopo il passaggio del ciclone Harry, il fiume Crati aveva rotto l’argine provocando l’erosione della SP 234.

Oggi, nello stesso tratto dell’alveo, ci sono tronchi e materiale vegetale accumulati lungo il corso d’acqua. Un’immagine che preoccupa soprattutto in vista della stagione delle piogge.

Il problema è semplice da capire. In caso di una nuova piena, quei tronchi potrebbero essere trascinati dalla corrente e concentrarsi nei punti più stretti del corso d’acqua, ostacolando il deflusso e aumentando il rischio di esondazioni.

«Bisogna aspettare che accada qualcosa per intervenire?» È questa la denuncia di Tansi. E Zumpano, secondo il geologo, rappresenta soltanto un esempio di una situazione molto più ampia. In Calabria sono numerosi i fiumi, i torrenti e i fossi nei quali si accumulano vegetazione, tronchi e, in alcuni casi, anche rifiuti.

Una situazione che diventa ancora più delicata mentre ci si avvicina alla stagione autunnale. Un Mediterraneo sempre più caldo può infatti mettere a disposizione delle perturbazioni grandi quantità di calore e umidità, creando, quando si verificano le condizioni atmosferiche favorevoli, fenomeni precipitativi particolarmente intensi.

Prevenzione

Il punto è la prevenzione.

Le competenze esistono e sono distribuite tra diversi livelli istituzionali. I Comuni hanno responsabilità nell’ambito della polizia idraulica, del pronto intervento e delle piccole manutenzioni finalizzate alla difesa del suolo, mentre la Regione Calabria svolge un ruolo importante nella programmazione e negli interventi di difesa del suolo e di mitigazione del rischio idrogeologico.

Per Tansi non può più essere sufficiente il vecchio rimpallo delle responsabilità: “Non spetta a noi” non può diventare la risposta davanti a una situazione di potenziale pericolo.

Se un ente non ha competenza diretta su un intervento, sostiene Tansi, deve comunque segnalare la criticità e attivare tempestivamente il soggetto competente.

La richiesta è concreta: «una ricognizione immediata dei fiumi, dei torrenti e dei fossi della Calabria, individuando i punti più critici e rimuovendo gli accumuli che potrebbero ostacolare il regolare deflusso delle acque. Non è una questione burocratica. È una questione di sicurezza».

Richiamo alla responsabilità

La Calabria conosce fin troppo bene il prezzo delle emergenze. Sa cosa significa intervenire dopo un’alluvione, dopo una frana, dopo l’esondazione di un torrente. Sa quanto possono costare i ritardi e quanto sia difficile, dopo, ricostruire strade, ponti, argini e attività produttive.

Per questo la domanda di Carlo Tansi è soprattutto un richiamo alla responsabilità degli amministratori: «perché aspettare l’emergenza quando alcuni segnali di rischio sono già visibili?»

La prevenzione non fa notizia quando funziona. Non produce immagini spettacolari e non consente di contare i danni. Ma è proprio questo il suo scopo.

Perché dopo una piena, dopo un’alluvione, dopo una nuova tragedia, non serviranno più gli alibi.

Servirà soltanto spiegare perché non si è fatto prima ciò che era possibile fare.