Quindici laureande chiedono chiarezza: «Comprendiamo l’emergenza, ma vogliamo sapere se esistessero soluzioni alternative»
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Doveva essere una mattina di festa, il punto d’arrivo di anni di studio, sacrifici, esami, tesi, scadenze e attese. Si è trasformata invece in una giornata di amarezza per quindici studentesse dell’Università della Calabria, pronte a discutere la propria tesi al Dipartimento di Studi Umanistici.
Le laureande erano già arrivate in Ateneo, insieme alle famiglie e alle persone che avevano condiviso con loro il percorso universitario, quando è arrivata la comunicazione: seduta annullata. A determinare lo stop sarebbe stato il malore improvviso di uno dei docenti, relatore di una delle candidate, ricoverato d’urgenza.
Una circostanza che le studentesse tengono subito a distinguere dal resto della vicenda.
«Siamo profondamente dispiaciute per le condizioni di salute del professore e comprendiamo perfettamente che, davanti a un’emergenza sanitaria, la salute venga prima di tutto», spiegano.
Il punto, però, è un altro.
Quello che chiedono di capire è se fosse davvero inevitabile cancellare l’intera seduta o se, nei regolamenti dell’Ateneo, fossero previste soluzioni alternative: dalla sostituzione del docente a una diversa composizione della commissione o ad altre modalità in grado di salvaguardare almeno in parte la giornata.
«Non stiamo chiedendo privilegi. Stiamo chiedendo spiegazioni».
Un giorno preparato per mesi
Dietro una laurea non c’è soltanto una discussione di pochi minuti davanti a una commissione. Ci sono mesi, spesso anni, di studio. Ci sono tesi preparate con cura, scadenze rispettate, famiglie che si organizzano, permessi chiesti sul lavoro, viaggi affrontati e spese sostenute.
Per questo la comunicazione arrivata quando le ragazze erano già presenti all’Università è stata vissuta come un colpo durissimo.
«Alcuni familiari sono arrivati da lontano, hanno organizzato viaggi, preso impegni e sostenuto costi per essere presenti. Scoprire tutto la mattina stessa è stato molto pesante».
Le studentesse raccontano di avere chiesto se fosse possibile individuare un sostituto, ma di aver ricevuto, almeno in un primo momento, una risposta negativa.
Da lì l’attesa di poter incontrare un responsabile dell’Ateneo e ricevere una spiegazione più chiara sulla gestione dell’emergenza.
«Vogliamo capire cosa succede adesso»
Nessuna accusa personale, precisano. «Non vogliamo puntare il dito contro nessuno e non mettiamo in discussione la necessità di tutelare un docente che ha avuto un problema di salute».
Ma resta la domanda che accomuna tutte e quindici: era davvero impossibile trovare una soluzione diversa?
E soprattutto: cosa accadrà adesso?
Le laureande chiedono di sapere come e quando verrà recuperata la seduta e quali misure l’Università intenda adottare per evitare che una situazione simile possa tradursi nuovamente nella cancellazione improvvisa di un momento così importante.
«Per tutte noi oggi avrebbe dovuto essere un giorno di festa», spiegano. «Vorremmo essere ascoltate e, soprattutto, avere risposte chiare».

