«Padre Fedele ha valorizzato la dignità di ciascuno, anche nelle condizioni di disagio più estreme». È attorno a questa idea che ruota la lunga lettera firmata da Roberto Bilotti, con cui viene sostenuto pubblicamente il progetto per la realizzazione di una statua dedicata a Padre Fedele Bisceglia a Cosenza.

L’iniziativa prevede la realizzazione di una scultura affidata all’artista Salvador Gaudenti, da collocare nei pressi di Piazza Riforma, luogo profondamente legato alla storia umana e spirituale del frate.

Nel testo, Roberto Bilotti ripercorre il valore umano e sociale dell’opera costruita da Padre Fedele nel corso della sua vita. «Con spiritualità francescana e sacrifici personali, ha valorizzato la dignità di ciascuno, anche nelle condizioni di disagio più estreme, con cura e iniziative inclusive riscattando l’isolamento», scrive.

Bilotti sottolinea soprattutto la capacità del frate di ribaltare il rapporto tradizionale tra assistenza e povertà: «Ha ribaltato la tradizionale asimmetria delle pratiche di assistenza tra chi dona e chi riceve basandola sulla reciprocità».

Nella lettera vengono ricordate anche le missioni africane di Padre Fedele e il suo impegno accanto ai malati di lebbra: «Le sue missioni in Africa hanno devoluto premure e dedizione sia nell’assistenza medica che in quella emotiva».

Il documento ripercorre inoltre il rapporto storico tra la famiglia Bilotti e l’Oasi Francescana, il progetto sociale fondato dal frate e considerato il centro della sua esperienza umana.

«Condividendo l’alto valore del suo progetto nel 2000, Enzo e Carlo Bilotti donarono a Padre Fedele il terreno edificatorio in via Romualdo Montagna», ricorda Roberto Bilotti, citando anche l’atto notarile con cui il terreno venne destinato alla realizzazione di una struttura di accoglienza per persone sole, anziani, disabili, minori e ragazze madri.

Bilotti evidenzia poi come il monumento non voglia essere soltanto commemorativo ma anche educativo: «Una presenza che può rappresentare l’affermazione di comportamenti e sentimenti costruttivi di reciprocità nell’ambito della comunità cittadina».

Nella lettera trova spazio anche il passaggio più doloroso della storia di Padre Fedele: il processo, l’emarginazione pubblica e il distacco dall’Oasi Francescana. «Ha personalmente provato l’esperienza dell’emarginazione», scrive Bilotti, ricordando infine il ritorno simbolico del 2025, quando proprio all’Oasi venne allestita la camera ardente del frate “in segno di riconciliazione e unione”.

Secondo i promotori, la statua dovrebbe sorgere vicino piazza Riforma perché proprio lì, nelle cosiddette “casette basse”, iniziò concretamente la missione sociale e religiosa di Padre Fedele. «L’opera segnerà la geografia della memoria del nostro territorio», conclude Roberto Bilotti, «interpretando la consapevolezza dello spazio pubblico come condizione dell’abitare comune all’insegna dei valori etici, civici e della condivisione».