L’associazione Infanzia e Adolescenza G. Rodari critica l’uscita dell’Autorità garante nazionale da ENOC e chiede al Garante regionale della Calabria di prendere posizione pubblicamente
Tutti gli articoli di Società
PHOTO
L’uscita dell’Autorità garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza dalla rete europea ENOC è «un passo indietro pesante per la tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza». Lo afferma Monica Zinno, rappresentante dell’associazione calabrese Infanzia e Adolescenza G. Rodari, che chiede al Garante regionale della Calabria di prendere posizione pubblicamente.
Le motivazioni della Garante nazionale
Secondo quanto riportato da Zinno, la Garante nazionale ha motivato l’uscita con il mancato accoglimento della sua opinione dissenziente sullo statement annuale sui minori, approvato a maggioranza dalla rete. La Garante giudica il documento, nel quale rientra anche il tema Lgbtqia+, «ideologico» e «inemendabile».
«Se così fosse, è una questione che merita chiarezza nelle sedi competenti. Ma il dissenso si esprime e si sostiene nelle sedi istituzionali, non lasciando il tavolo. Un’autorità di garanzia deve essere indipendente, autorevole e capace di dialogare anche quando le posizioni divergono», afferma Zinno.
Per l’associazione, le conseguenze ricadranno su bambini e adolescenti: «Meno confronto, meno buone pratiche condivise, meno forza nell’affrontare insieme violenza, abusi, disagio giovanile, discriminazioni ed esclusione sociale».
L’attività dell’associazione
L’associazione è attiva in Calabria da quasi vent’anni. Secondo Zinno, il suo impegno ha contribuito all’approvazione della legge regionale che ha istituito il Garante per l’infanzia e l’adolescenza. L’associazione rivendica anche il contributo all’iniziativa popolare per l’educazione 0-6 anni e attività di inclusione ispirate alla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Le richieste a Garante regionale, Parlamento e Regione
Zinno chiede al Garante regionale della Calabria di attivarsi con gli altri Garanti regionali per chiedere chiarimenti e favorire il ritorno dell’Italia nella rete europea. Chiede inoltre al Parlamento, che secondo l’associazione ha già avviato interrogazioni sul tema, e alla Regione di fare la loro parte.
«I diritti dei minori non possono diventare terreno di scontro ideologico, né dipendere dagli orientamenti di chi ricopre temporaneamente un incarico. La tutela dell’infanzia non appartiene a una maggioranza o a un’opposizione: è un dovere costituzionale e una misura della civiltà democratica di un Paese», conclude Zinno.

