Il 7 settembre 2026 è una data destinata a restare nella storia della sanità cosentina. All’Ospedale dell’Annunziata è iniziata l’attività della nuova Cardiochirurgia, con i primi interventi a cuore aperto eseguiti dall’équipe guidata dal professor Luca Paolo Weltert. Tra i protagonisti di questo momento c’è anche il dottor Marco Valente, cardiochirurgo cosentino, che ha partecipato all’équipe che ha compiuto questo passo storico.

Lo avevamo già incontrato qualche anno fa su LaC, ma in una veste particolare: medico sì, ma anche musicista, chitarrista, cantante e armonicista. Oggi torniamo a intervistarlo per raccontare quella giornata, il significato di una Cardiochirurgia finalmente a Cosenza e le emozioni di chi, nella stessa vita, ha imparato ad ascoltare il cuore in sala operatoria e attraverso la musica.

Dottor Valente, cosa ha significato per lei, da cosentino, essere in quella sala operatoria nel giorno del primo intervento?

Partecipare a un momento del genere, in cui tutto inizia e si scrive la storia di un Reparto, è stato profondamente emozionante sia professionalmente che dal punto di vista personale. Essere in sala operatoria per il primo intervento di Cardiochirurgia proprio nel giorno dell'inaugurazione unisce una grande responsabilità professionale ad una inevitabile tensione emotiva.

Mi sono sentito onorato come medico e come cittadino. Ho scelto la Cardiochirurgia per passione, ho studiato e lavorato per anni lontano dalla mia terra, come accade a tanti professionisti calabresi. Ed essere non solo testimone ma anche parte dell’avvio di questa nuova realtà non può che rendermi felice. Ho provato un profondo orgoglio, perché sapevo di contribuire a una svolta che Cosenza attendeva da decenni. Ho pensato soprattutto ai pazienti, alle loro famiglie e a tutte le persone, fino a oggi, costrette a partire per ricevere cure di questo livello.

Che cosa è successo realmente in quelle ore? Come si vive un momento che sa di essere storico?

Archiviata la comprensibile emozione, entrati in sala, abbiamo operato con la responsabilità, la concentrazione e l’attenzione che gli interventi di alta specialità richiedono. In quelle ore non bisogna perdere di vista il paziente.

Deve essere al centro di tutto. Dovevamo salvare una vita, la prima a cuore aperto. Con la sensazione di essere allo stesso tempo al centro di grandi aspettative “esterne”. Ed il primario, Prof. Luca Weltert, ha guidato egregiamente tutta l’equipe. Concluso con successo l’intervento, ho pensato al senso vero di quella giornata: non era soltanto il successo di un’operazione chirurgica complessa ma l'inizio di una nuova fase per la sanità cosentina e calabrese.

Cosa significa avere finalmente a Cosenza una Cardiochirurgia capace di affrontare interventi complessi senza costringere tanti pazienti a partire?

Significa dare ai cittadini una risposta che attendevano da troppo tempo. Quando una persona scopre di dover affrontare un intervento al cuore, vive già una situazione di grande fragilità e di paura. Dover lasciare la propria città, la propria famiglia e i propri punti di riferimento rende tutto ancora più difficile. Oggi possiamo offrire cure altamente specialistiche qui, a casa. Dopo un'attesa chesembrava eterna, quel reparto ospedaliero ha finalmente aperto le sue porte e per la comunità significa avere cure specifiche più vicine.

Questo non elimina la sofferenza della malattia, ma permette di affrontarla con maggiore serenità. Inoltre, significa restituire fiducia ai cittadini nella sanità del territorio e dimostrare che anche in Calabria è possibile realizzare progetti d’eccellenza.

Qual è stato il ruolo del Professor Weltert e come si è formata l'équipe che ha reso possibile questo risultato?

Il professor Weltert rappresenta una guida fondamentale. Ha portato esperienza, competenza e una visione chiara di ciò che questa Cardiochirurgia può diventare. Attorno a questo progetto si è riunito un gruppo di professionisti motivati, provenienti da esperienze diverse ma accomunati dallo stesso obiettivo: costruire

qualcosa di importante per la Calabria. E nessun risultato del genere è merito di una singola persona: cardiochirurghi, cardioanestesisti, perfusionisti addetti alla macchina cuore-polmoni, infermieri, operatori socio-sanitari e tecnici hanno lavorato con grande impegno per trasformare un progetto atteso per anni in una realtà concreta.

L’equipe si è formata ricorrendo ai consueti concorsi e qualcuno, rimasto legato

alla nostra terra, ha avuto, dunque, l’opportunità di tornare a casa per svolgere il proprio lavoro. E così si è risolta non solo la migrazione sanitaria ma anche quella di noi medici che abbiamo prestato servizio fuori casa. È stato un lavoro corale della politica, dei vertici aziendali, stimolati anche da un associazionismo attivo e sensibile, come l’Associazione UNISAMI presieduta dall’instancabile, dall’inarrestabile Roberto Altimari, che hanno sinergicamente concorso a realizzare in poco tempo un risultato per nulla scontato.
 

Da oggi cosa deve accadere perché questa Cardiochirurgia diventi un vero punto di riferimento per Cosenza e per tutta la Calabria?

Da questo momento inizia la sfida più importante: inseguire l’eccellenza. Dobbiamo consolidare quanto stiamo costruendo (ed i primi interventi già eseguiti sono andati nel migliore dei modi), lavorare con continuità, garantire qualità e sicurezza ai pazienti e rafforzare la collaborazione con tutte le strutture del

territorio. Non dobbiamo mai abbassare la guardia e lavorare bene in equipe, in sinergia e soprattutto in armonia, condizioni di fondamentale importanza. Come nella Musica: l'unione e la combinazione dei diversi elementi musicali creano l'armonia, sia in senso tecnico che in senso figurato. E un Reparto diventa un punto di riferimento quando conquista, giorno dopo giorno, la fiducia delle persone attraverso il lavoro e i risultati. Sono convinto che questa Cardiochirurgia abbia tutte le potenzialità per diventare un'eccellenza regionale. Da calabrese, il mio auspicio è che sempre meno cittadini siano costretti

a lasciare la propria terra per curarsi e che sempre più persone possano trovare qui le cure di cui hanno bisogno.

Cosa le dà la Musica che fare il Medico non può darle?

La Medicina e la Musica sono le due grandi passioni della mia vita: la Musica è uno spazio di libertà e di evasione ma anche un momento profondamente introspettivo, la professione medica è il luogo del rigore e della responsabilità, quindi due ambiti ben distinti. Ciò detto, credo che la Musica possa contribuire a coltivare e far accrescere sensibilità ed equilibrio, qualità che considero indispensabili anche nel mio lavoro di Medico, lavoro nobile e delicato che sottrae tempo ed energie. E per questa mia grande passione cerco di coltivare questo dono - è così che definisco la Musica - con una volontà difficilmente deviabile dalla mia traiettoria. Soprattutto in questi tempi un po’ confusi perché costituisce un approccio intelligente nella gestione della propria vita, quasi una bussola morale, una sorta di stella polare.