I Riformisti propongono una revisione dei criteri di assegnazione dei contributi regionali destinati alle stagioni teatrali e ai festival finanziati con risorse pubbliche
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«Come ogni anno, per gli operatori del teatro e dello spettacolo questo periodo rappresenta un momento cruciale nella programmazione e gestione di quello che rimane senza dubbio l’appuntamento più importante dell’anno: la stagione invernale. Chiusi cartelloni e palinsesti estivi, tra luglio e agosto, gli organizzatori e i distributori si adoperano nel cercare nomi e spettacoli, stabilire contatti, avviare scritturazioni su cui gettare le basi per impostare la prossima stagione teatrale. In Calabria, come nel resto d’Italia». È quanto dichiara il sindaco di Castiglione cosentino e segretario regionale de I Riformisti Salvatore Magarò.
«Esiste una contraddizione però che la politica regionale non può più ignorare. La Calabria investe ogni anno importanti risorse pubbliche nella cultura, sostenendo festival, rassegne e stagioni teatrali attraverso fondi regionali, nazionali ed europei, compresi i Programmi di Azione e Coesione (PAC). Eppure, troppo spesso, questi investimenti producono ricadute economiche e professionali quasi esclusivamente fuori dalla nostra regione.
Non è una battaglia contro gli spettacoli nazionali, né tantomeno contro gli artisti provenienti da altre realtà. Il teatro vive di confronto, di contaminazione e di scambio culturale. Sarebbe un errore immaginare una cultura chiusa nei propri confini. È, invece, una battaglia per il riconoscimento del valore delle produzioni teatrali calabresi. La nostra terra esprime compagnie, registi, attori, autori, scenografi, musicisti, tecnici e maestranze che operano con continuità e professionalità, dando vita a produzioni di assoluto livello, spesso apprezzate anche fuori dai confini regionali.
Realtà che nulla hanno da invidiare ai loro competitor nazionali, con l'unica differenza di operare in un contesto che, storicamente, ha avuto meno opportunità produttive e distributive rispetto ad altre aree del Paese. Eppure, proprio queste produzioni continuano a trovare enormi difficoltà a essere ospitate nei principali cartelloni della Calabria. Penso alle stagioni teatrali di Cosenza, Rende, Corigliano-Rossano, Cassano All'Ionio, Crotone, Catanzaro, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Lamezia Terme, Filadelfia e di tanti altri comuni che, grazie all'impegno di organizzatori privati e associazioni culturali, hanno costruito negli anni rassegne di qualità.
Una qualità che va riconosciuta e tutelata. Ma proprio perché molti di questi cartelloni beneficiano di finanziamenti pubblici, è legittimo chiedersi quale sia la ricaduta concreta di quegli investimenti sul sistema culturale calabrese. Ogni euro investito dalla collettività dovrebbe contribuire anche a creare lavoro, competenze, produzioni e opportunità per gli artisti e le imprese culturali della nostra regione.
È doveroso riconoscere che la normativa regionale già prevede forme di premialità per gli organizzatori che inseriscono produzioni calabresi iscritte al Registro Regionale del Teatro. Si tratta di una scelta condivisibile, che ha rappresentato un primo passo importante. Tuttavia, è altrettanto evidente che questo meccanismo, così come oggi è concepito, non sta producendo gli effetti sperati.
Troppo spesso le produzioni calabresi vengono inserite in appuntamenti collaterali, matinée dedicate alle scuole, rassegne parallele o iniziative marginali, mentre i cartelloni serali principali continuano a essere occupati quasi esclusivamente da produzioni provenienti da fuori regione. Non è questo lo spirito con cui era nata quella premialità. Per questo, come I Riformisti, proponiamo una revisione dei criteri di assegnazione dei contributi regionali destinati alle stagioni teatrali e ai festival finanziati con risorse pubbliche. Le compagnie coinvolte dovranno essere realtà professionali che operano con continuità da almeno cinque anni, iscritte al Registro Regionale del Teatro e in regola con tutti gli adempimenti amministrativi, previdenziali e lavorativi.
L'effettivo coinvolgimento dovrà essere certificato attraverso locandine, programmi di sala, materiale promozionale e documentazione amministrativa attestante il regolare impiego delle professionalità artistiche e tecniche impegnate nella produzione. Ogni stagione finanziata dovrebbe inoltre garantire almeno una soirée inserita nel cartellone principale dedicata a una produzione teatrale professionale calabrese. Ma crediamo sia necessario andare oltre.
La Regione dovrebbe introdurre un sistema di premialità realmente efficace, capace di incentivare gli organizzatori a costruire cartelloni che valorizzino stabilmente il teatro prodotto in Calabria. Proponiamo un meccanismo progressivo che attribuisca maggiori punteggi ai progetti che inseriscono una produzione teatrale calabrese ogni due produzioni nazionali, fino a riconoscere la massima premialità alle rassegne che riescano ad avvicinarsi a una presenza del 50% di produzioni calabresi nel cartellone principale. Non un'imposizione, non un privilegio, ma un criterio di responsabilità nell'utilizzo delle risorse pubbliche.
Chi riceve fondi della collettività dovrebbe contribuire anche alla crescita del patrimonio culturale della collettività. Una misura di questo tipo produrrebbe effetti straordinari: maggiore occupazione artistica e tecnica, nuove produzioni, investimenti sul territorio, crescita delle imprese culturali, formazione di giovani professionisti e una più forte identità teatrale regionale. Se noi per primi continuiamo a considerare il teatro calabrese come una semplice alternativa alle produzioni provenienti da fuori, sarà difficile pretendere che i grandi circuiti nazionali o i distributori investano sui nostri spettacoli.
La credibilità si costruisce innanzitutto in casa propria. Per questo rivolgiamo un appello anche ai sindaci, agli assessori alla cultura, ai consiglieri comunali e a tutti gli amministratori della Calabria affinché si facciano promotori di questa proposta presso la Regione. Le istituzioni locali hanno il dovere di sostenere un modello culturale che produca sviluppo, occupazione e crescita per il territorio. Il teatro non è soltanto spettacolo. È economia, è impresa, è turismo, identità, coesione sociale, lavoro. La popolarità data da un social o dalla televisione non può essere un misuratore di qualità. L’arte è un’altra cosa. L’arte è cultura.
E il riformismo ha sempre creduto che la cultura fosse uno strumento di emancipazione e di sviluppo. Oggi deve diventare anche uno strumento di politica economica capace di trattenere talenti, creare occupazione qualificata e costruire un sistema produttivo che renda la Calabria protagonista e non semplice consumatrice di cultura. La cultura finanziata con denaro pubblico non può limitarsi ad acquistare spettacoli: deve contribuire a produrre cultura, lavoro e sviluppo nella regione che la finanzia. Solo così il teatro diventa davvero un investimento pubblico e non una semplice voce di spesa», conclude il sindaco di Castiglione Cosentino e segretario regionale de I Riformisti Salvatore Magarò.

