Dall’amicizia con Salvini alla possibile corsa a sindaco, passando per sanità, infrastrutture e sviluppo. La parlamentare della Lega lancia l’allarme sulla fuga dei talenti: «La vera sfida non è trattenere i giovani, ma dare loro una ragione per restare»
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Simona Loizzo, deputata della Lega e figura di riferimento del partito in Calabria, è da anni impegnata sui principali dossier che riguardano la regione, dalla sanità alle infrastrutture, dall’Alta Velocità al turismo e allo sviluppo. Medico, già consigliera regionale e capogruppo della Lega, ha costruito nel tempo un rapporto politico e personale molto stretto con Matteo Salvini, del quale è una convinta sostenitrice.
Il suo nome è stato indicato anche tra quelli possibili per la guida del Comune di Cosenza, mentre in vista delle prossime sfide elettorali è considerata una delle figure centrali della Lega calabrese, probabilmente la capolista al parlamento.
Con lei abbiamo parlato del rapporto con Salvini, del futuro della Lega in Calabria, delle battaglie parlamentari, di Cosenza e soprattutto dei giovani calabresi che continuano a lasciare la regione.
Il suo rapporto con Matteo Salvini è politico, ma anche personale e umano. Lei è stata una sua sostenitrice anche quando la Lega attraversava momenti difficili. Che cosa rappresenta oggi Salvini per lei e quale ruolo pensa possa ancora avere la Lega nella costruzione del futuro della Calabria?
Matteo Salvini è prima di tutto una persona alla quale sono profondamente legata da un rapporto di amicizia, di lealtà e di stima che non è mai venuto meno, neppure nei momenti più difficili. Io credo che in politica la serietà e la coerenza siano valori fondamentali.
Salvini ha avuto il coraggio di costruire una Lega nazionale, di scommettere sul Mezzogiorno e di dare spazio a una nuova classe dirigente meridionale. Una rivoluzione copernicana della quale sono parte e alla quale intendo continuare a lavorare con impegno.
La Lega può e deve essere una forza decisiva per il futuro della Calabria, portando avanti una politica fatta di concretezza, infrastrutture, sviluppo e attenzione ai territori. Come, del resto, ha già fatto in questi anni, con risultati importanti.
Ed è proprio perché siamo forti di questa convinzione che, al Congresso dello scorso fine settimana, abbiamo presentato una Mozione per il Mezzogiorno, nella quale abbiamo dato atto di tutto quello che la Lega e Salvini hanno fatto per il Sud e abbiamo impegnato il partito a proseguire nel percorso tracciato, per fare delle nostre Regioni «uno dei luoghi centrali del rilancio del movimento a livello nazionale».
La Lega in Calabria sembra avere oggi un obiettivo preciso: rafforzarsi, radicarsi sul territorio e diventare una forza determinante del centrodestra. Lei sarà probabilmente capolista alle prossime elezioni. Qual è il progetto politico che vuole proporre ai calabresi per il prossimo futuro?
Non credo che questo sia il momento di parlare di candidature o di posizioni nelle liste. Credo, invece, che sia il momento di costruire un progetto politico serio e riconoscibile.
La Lega in Calabria deve continuare a essere il partito di chi vuole le riforme, di chi vuole proseguire nel processo di profondo cambiamento di una realtà che per troppi anni è stata abbandonata a se stessa da una politica che si è limitata a gestire l’esistente.
Il nostro obiettivo è rappresentare una Calabria moderna, produttiva, capace di attrarre investimenti e di offrire opportunità ai giovani. Una Calabria che abbia sempre più peso nelle scelte nazionali.
Non possiamo continuare a essere considerati una questione periferica: il futuro del Mezzogiorno è una questione nazionale.
Sanità, infrastrutture, Alta Velocità, Ponte sullo Stretto, turismo, energia e sviluppo. Lei porta continuamente questi temi in Parlamento. Quali sono le battaglie sulle quali pensa di poter dire di aver ottenuto qualcosa di realmente importante?
In questi quattro anni penso di aver fatto un lavoro meticoloso, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. In Parlamento ho contribuito a riportare la Calabria al centro del dibattito nazionale, facendo sentire la voce della nostra Regione su tutti gli argomenti più importanti. A partire dal tema centrale delle infrastrutture, sostenuta in questo dall’impegno costante e dalla piena disponibilità del ministro Salvini.
Ma la battaglia che sento più profondamente mia resta quella per la sanità. Sono un medico, conosco dall’interno i problemi del nostro sistema sanitario e so quali difficoltà devono affrontare i calabresi per curarsi.
Mi sono impegnata in particolare sui temi della prevenzione, della salute delle donne, dell’accesso alle terapie innovative e della riduzione delle disuguaglianze territoriali.
Non considero queste battaglie concluse. I problemi strutturali non si risolvono con un annuncio. I risultati si misurano nella vita quotidiana delle persone, non nei comunicati stampa.
Il suo nome circola anche per la candidatura a sindaco di Cosenza. È una possibilità concreta? E soprattutto: che cosa servirebbe, secondo lei, per cambiare davvero Cosenza, una città che lei stessa ha recentemente definito «al crepuscolo»?
Cosenza è la mia città, il luogo nel quale sono cresciuta, nel quale ho costruito la mia vita professionale e al quale sono profondamente legata. Vederla attraversare una fase di progressivo impoverimento economico, sociale e culturale mi addolora.
Quando ho parlato di una città «al crepuscolo», non volevo esprimere una condanna senza appello, ma lanciare un allarme.
Cosenza ha perso centralità, ha visto indebolirsi il suo tessuto commerciale, ha assistito alla fuga di tanti giovani e oggi sembra aver smarrito una visione del proprio futuro.
Per cambiare rotta servirebbe un progetto ambizioso, capace di restituirle il ruolo di capitale culturale, universitaria e dei servizi dell’area urbana e dell’intera Calabria settentrionale.
Bisogna ripartire dal centro storico, dalla sicurezza, dal decoro urbano, dal commercio, dalla cultura e, soprattutto, dal rapporto con l’Università della Calabria.
Quanto alla mia eventuale candidatura, non è una questione di ambizioni personali. Sono una parlamentare e ho assunto un impegno con i cittadini. Ma non mi sottrarrò mai a una discussione seria sul futuro della mia città.
Lei è una calabrese profondamente legata alla sua terra e, contemporaneamente, una dirigente nazionale della Lega. Se dovesse indicare oggi una sola grande emergenza della Calabria e una sola grande opportunità per il suo futuro, quali sceglierebbe?
L’emergenza più grave è la perdita di capitale umano. La Calabria sta perdendo i suoi giovani, le sue energie migliori, le competenze sulle quali dovrebbe costruire il proprio futuro.
È un impoverimento silenzioso, che rischia di diventare irreversibile. Quando un ragazzo lascia la Calabria perché non trova un’opportunità, non perdiamo soltanto un abitante: perdiamo un pezzo del nostro futuro.
La più grande opportunità, invece, è la posizione strategica della nostra regione nel Mediterraneo. Siamo al centro di un’area destinata ad avere un ruolo sempre più importante negli equilibri economici ed energetici internazionali.
Abbiamo il porto di Gioia Tauro, un patrimonio turistico e culturale straordinario, risorse naturali, università e competenze che meritano di essere valorizzate.
Ma dobbiamo smettere di considerare queste potenzialità come una promessa eterna. La Calabria ha bisogno di trasformarle in economia reale, occupazione e sviluppo.
Cosa dovrebbe fare la politica, concretamente, per impedire che i giovani continuino ad andare via?
Prima di tutto dovrebbe smettere di chiedere ai giovani di restare per amore della propria terra. I ragazzi devono poter scegliere di restare perché qui trovano opportunità, lavoro qualificato, stipendi dignitosi e servizi efficienti.
Servono investimenti capaci di creare occupazione stabile, incentivi alle imprese che assumono giovani laureati e diplomati, un rapporto molto più stretto tra università e sistema produttivo e politiche che favoriscano il rientro dei talenti.
Ma servono anche una sanità che funzioni, trasporti moderni, collegamenti veloci e città nelle quali sia bello vivere.
Dobbiamo costruire una Calabria nella quale un giovane possa immaginare di mettere su famiglia, comprare una casa e realizzare il proprio progetto di vita.
La vera sfida non è trattenere i giovani, ma dare loro una ragione per restare.


