Buona la prima (in Calabria) della presentazione del libro “Il Coraggio di governare” del presidente Roberto Occhiuto. Il teatro Rendano che ha visto il giovane Roberto passare da lì ogni mattina per andare al liceo classico “B. Telesio” era strapieno. Ovviamente c’era molto apparato politico con diversi esponenti della giunta come l’assessore Pasqualina Straface, Eulaia Micheli, Giovanni Calabrese e poi diversi consiglieri regionali della coalizione da Vito Pitaro ad Angelo Brutto, da Filippo Pietrapaolo ad Emanuele Ionà, passando per Riccardo Rosa e Rosaria Succurro arrivata insieme al marito Marco Ambrogio, presidente del consiglio comunale di San Giovanni in Fiore. Ancora Sergio Ferrari e Pierluigi Caputo, diversi consiglieri comunali di Cosenza come Michelangelo Spataro, ma anche tanta gente comune e persino esponenti politici dell’altro schieramento come il sindaco di Rende, Sandro Principe, seduto in prima fila a questo incontro.

Non è affatto un’anomalia, visto che Occhiuto da qualche giorno sta sollecitando i riformisti del Pd a cambiare lato del campo. «Oggi a me pare - ha detto Occhiuto - che dall'altra parte i riformisti non siano più rappresentati, addirittura Conte dice alla Schlein che deve garantire per Renzi, il pensiero riformista è nascosto anche in Parlamento su leggi che dovrebbero avere il consenso unanime come quello sull'antisemitismo, c'è la preoccupazione di scontentare le estreme».

Il presidente dal palco sottolinea che il libro non è un’autobiografia, piuttosto una sorta di manifesto politico che vuole essere da stimolo alla sua coalizione e in particolare al suo partito. Soltanto il primo capitolo è autobiografico, ma non si tratta di vanità piuttosto è racconto funzionale alla tesi politica. Il presidente ricorda i suoi esordi quando sognava al massimo di diventare consigliere regionale e le sue radici, di una famiglia normalissima, con i genitori che avevano la licenza elementare. Ecco, essere liberali significa liberare ogni ascensore sociale, l’importante non è il punto di partenza, bensì permettere a tutti di arrivare dove riescono. Però ci vuole qualcuno che questo pensiero lo sappia interpretare. Occhiuto ribadisce tutta la sua stima in Giorgia Meloni «é riuscita a tirare fuori dal recinto la destra italiana», ma «non si può chiedere a Giorgia Meloni di essere riformista liberale. Questa è una parte che all'interno della coalizione dovrebbe svolgere chi ha la mia sensibilità, chi appartiene a Forza Italia, chi vuole rafforzare la coalizione attraverso quel pensiero che evidentemente non è nelle corde di chi ha già fatto moltissimo e a volte con la sua abilità ha coperto anche dei limiti di pensiero presenti nel centrodestra».

Un altro passaggio significativo è dedicato al Generale Vannacci che Occhiuto ha recentemente preso a “sassate” (il copyright è suo) a Reggio Calabria. «Se insegui la destra puoi anche vincere le elezioni, ma le elezioni non sono fatte per vincerle soltanto, le elezioni sono fatte per governare». E qui torniamo al titolo del libro che riguarda appunto il coraggio di governare una regione complicata come la Calabria. Poco prima ai giornalisti Occhiuto ha ricordato le sue riforme su idrico e rifiuti, la sfida col Governo sugli Ncc, la scelta di assumere medici cubani per sopperire alla carenza di camici bianchi. «Se questo coraggio ha reso possibili alcune cose in una regione che è ancora molto complicata, nella quale c'è ancora moltissimo da fare, forse lo stesso coraggio potrebbe rendere il Paese più moderno, con riforme magari scritte non dai portatori di interesse, ma dai cittadini che dalle riforme si devono avvantaggiare».

Ovviamente per dare questa spinta la prima a cambiare deve essere Forza Italia. Occhiuto lo dice senza tanti giri di parole «Forza Italia è stata una grande innovazione. Io me la ricordo quando fu fondata perché non sono più così giovane. Ha suscitato l'interesse di pezzi importanti del mondo produttivo, del ceto intellettuale del Paese. Era ritenuta smart anche dai giovani di allora. A volte a me sembra che in Forza Italia si parli soltanto di Berlusconi. Oltre che parlarne bisognerebbe avere la sua carica propulsiva. Lui trasformò la politica che prima si faceva nelle tribune politiche in un luogo, in un'attività che si faceva poi nelle televisioni. Oggi forse persino le televisioni sono un modo superato di comunicare in politica. Io vorrei che noi avessimo la stessa carica innovativa».

Occhiuto però mette subito a tacere eventuali lotte intestine contro Tajani. «Non è una critica a nessuno - dice - perché è un'assunzione di responsabilità da parte di ciascuno di noi. Io sono il vicesegretario nazionale di Forza Italia, quindi è chiaro che condivido in solido anche gli stimoli, le critiche, che pure a volte muovo anche alla mia attività di dirigente nazionale di Forza Italia».

Insomma il leit motiv è sempre lo stesso: Antonio stai sereno. Intanto il tour del libro nel Paese continua. Prossima tappa giovedì alla galleria Vittorio Emanuele di Milano. Occhiuto dialogherà su questi temi con Alessandro Sallusti.