Alla fine la riforma dei medici di famiglia è stata congelata . La decisione sarebbe stata comunicata dal capo di gabinetto del ministero della Salute Marco Mattei agli assessori regionali alla sanità. Soddisfatti i medici di famiglia, scatenata l'opposizione, che denuncia un Parlamento estromesso dal dibattito. Il decreto legge prevedeva l'inserimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità e il passaggio alla dipendenza per una parte di loro. Un modo per rafforzare maggiormente la sanità territoriale e soprattutto risolvere il problema della dotazione organica di queste strutture sanitarie di prossimità.

Secondo quanto scrive l'Ansa, il decreto sarà sostituito da un accordo con i medici da approvare con un emendamento a un atto di governo o da inserire nel prossimo atto di indirizzo della convenzione sulla medicina generale. Insomma lo strumento va trovato ma dal ministero fanno sapere che "l'obiettivo resta quello di dare una medicina territoriale più vicina ai cittadini con la presenza dei medici di medicina generale nelle Case di comunità".

Il ritiro del decreto è dovuto alle contrapposizioni tutte interne alla maggioranza di centrodestra. La riforma aveva spaccato anche Forza Italia al suo interno. La neo capogruppo della Camera, Stefania Craxi, aveva respinto l'idea di medici dipendenti, definendola una burocratizzazione “antistorica” della professione.

Diametralmente opposta la posizione del vicesegretario nazionale di Forza Italia, ovvero il nostro presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto. Questi aveva parlato di «una riforma essenziale, costruita, a mio avviso, con una chiara impronta liberale. Perché non c'è nulla di più liberale che permettere ai professionisti di scegliere liberamente il proprio percorso. E non c'è nulla di più liberale che costruire riforme pensando più ai reali bisogni dei cittadini che agli interessi delle corporazioni. Le rappresentanze di categoria, in questo caso gli ordini dei medici, vanno certamente ascoltate, ma la bussola delle decisioni deve rimanere sempre una sola: il bene dei cittadini e della comunità. Si potrebbe mai costruire una riforma del trasporto pubblico non di linea ascoltando esclusivamente chi guida i taxi e non chi i taxi li utilizza quotidianamente? Ovviamente no. L'obiettivo politico più ambizioso dei prossimi anni deve essere quello di rafforzare l'assistenza sanitaria territoriale, migliorando i servizi e garantendo risposte più efficaci e tempestive ai cittadini».

A parte il dettaglio che i tassisti sono un mestiere e non una professione e quindi sono privi di ordine di rappresentanza, resta il problema di come garantire la dotazione organica delle case di comunità. La linea del tempo è risicatissima. Il Mef ha ribadito che il termine ultimo per la consegna di queste strutture, finanziate con il Pnrr, è il 30 giugno, con possibilità limitate di arrivare ad agosto. Al termine bisogna intendere che le Case di comunità devono essere pienamente operative ovvero in grado di erogare i servizi cui sono richiesti. Non basta quindi completare le opere murarie.

Lo stop alla riforma dei medici di famiglia rende ancora più complessa l'operazione. Per questo da alcuni ambienti circolano addirittura l'indiscrezione secondo la quale la gestione di queste strutture potrebbe essere affidata a privati.