Proseguono le operazioni nella cavità sommersa dell’atollo di Vaavu dove hanno perso la vita cinque sub italiani. I corpi erano nel settore più profondo della grotta, a oltre 70 metri
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La pianta delle grotte simulata dall'Ai
Sono stati recuperati due dei quattro corpi dei sub italiani rimasti intrappolati nella grotta sommersa di Dhekunu Kandu, nell’atollo di Vaavu alle Maldive, dove nei giorni scorsi si è consumata una delle più gravi tragedie subacquee che abbia coinvolto cittadini italiani negli ultimi anni.
La notizia è stata riportata dai media locali mentre continuano senza sosta le operazioni coordinate dalle autorità maldiviane insieme ai team specializzati internazionali impegnati nel recupero delle salme all’interno della cavità sommersa.
Secondo fonti locali, apparterrebbero a un uomo e a una donna. Si tratterebbe, con ogni probabilità, di Federico Gualtieri – unico uomo del gruppo – e della professoressa Monica Montefalcone. I cadaveri si trovavano a circa 60 metri di profondità, nel terzo settore della grotta. «Gli altri due potrebbero essere recuperati domani (giovedì 20 maggio, ndr)», ha dichiarato il portavoce del governo maldiviano Mohammed Hussain Sharif. Nel frattempo, le autorità dell’arcipelago stanno verificando la regolarità dei permessi dei cinque sub italiani per effettuare immersioni oltre i 50 metri di profondità.
Le vittime sono la professoressa Monica Montefalcone, la figlia Giorgia Sommacal, il neo laureato Federico Gualtieri, la ricercatrice Muriel Oddenino e l’istruttore subacqueo Gianluca Benedetti, il cui corpo era stato recuperato nei giorni scorsi vicino all’ingresso della prima camera della grotta.
Secondo quanto riferito dal portavoce del governo maldiviano Mohammed Hussain Sharif a RaiNews24, i quattro corpi recuperati nelle ultime ore si trovavano nel settore più interno della cavità.
«Quando li hanno trovati, i corpi erano tutti insieme e si trovavano nel terzo settore della grotta», ha spiegato il portavoce, confermando una circostanza che rafforza l’ipotesi investigativa di un gruppo rimasto intrappolato nella parte più profonda del sistema sommerso.
Le operazioni vengono effettuate in condizioni considerate estremamente rischiose anche per subacquei altamente specializzati.
La grotta di Dhekunu Kandu, infatti, si apre lungo la parete del reef a una profondità compresa tra i 50 e i 60 metri e si sviluppa attraverso cunicoli stretti, camere sommerse e passaggi completamente privi di luce naturale. La volta partirebbe da circa 58 metri, mentre alcune sezioni interne raggiungerebbero i 78 metri di profondità.
Un ambiente assimilabile alla speleologia subacquea tecnica, dove non esiste possibilità di risalita verticale diretta e dove correnti, visibilità ridotta e consumo accelerato d’aria possono trasformare rapidamente qualsiasi problema in una situazione irreversibile.
A occuparsi del recupero sono i subacquei finlandesi di Divers Alert Network Europe insieme alla Guardia Costiera e alla polizia maldiviana.
Secondo il piano operativo illustrato dalle autorità, i sommozzatori specializzati entrano nella cavità per recuperare i corpi e portarli fino a una quota intermedia tra i 30 e i 7 metri, dove vengono poi presi in carico dai sub della Guardia Costiera per le ultime delicate fasi di risalita verso la superficie.
Dan Europe ha definito l’intervento «di elevata complessità», spiegando in una nota che le operazioni vengono condotte «per fasi successive, con finestre operative limitate e un’impostazione estremamente prudente».
Ogni immersione dura circa tre ore, ma i tempi possono variare in base alle condizioni trovate all’interno della grotta.
Intanto proseguono anche le indagini sulle cause della tragedia e sulle eventuali responsabilità organizzative legate all’immersione estrema effettuata dai cinque italiani.
Gli investigatori stanno cercando di chiarire se tutti i partecipanti disponessero delle autorizzazioni necessarie per superare i limiti di profondità consentiti alle Maldive e se siano state rispettate le procedure previste per immersioni cave diving e deep diving.
Resta al momento una delle ipotesi principali quella secondo cui uno dei sub possa essere rimasto in difficoltà nella parte interna della cavità e che gli altri abbiano tentato di soccorrerlo, rimanendo a loro volta intrappolati nel labirinto sommerso di Dhekunu Kandu.


