«Retribuzione commisurata all'esperienza», «stipendio competitivo», «inquadramento da definire». Formule che ricorrono negli annunci di lavoro, ma che spesso nascondono l'informazione più importante per chi cerca un impiego: quanto si guadagna?

E se un tempo la cifra compariva soltanto alla fine di una trafila di colloqui, oggi i candidati sembrano sempre meno disposti ad aspettare. Soprattutto in Italia, dove quasi un lavoratore su due ha già rinunciato a un'opportunità professionale perché le condizioni economiche sono state comunicate troppo tardi.

A fotografare il fenomeno è un sondaggio realizzato da Pollfish per ilCVperfetto, che ha coinvolto mille lavoratori tra Italia, Germania, Francia e Spagna. I risultati raccontano un mercato del lavoro nel quale la trasparenza salariale sta diventando un criterio decisivo nella scelta di un impiego.

Il primato italiano: il 48% abbandona le selezioni

Il dato più significativo riguarda proprio l'Italia. Il 48% degli intervistati italiani dichiara di aver già abbandonato un processo di selezione o rifiutato un'offerta perché lo stipendio era stato comunicato troppo tardi. Una percentuale superiore di cinque punti alla media dei quattro Paesi, ferma al 43%.

Non solo. Quasi tre italiani su dieci scoprono la retribuzione prevista soltanto nelle fasi avanzate del processo di selezione, contro una media complessiva del 24%.

Una prassi che rischia di trasformare i colloqui in una perdita di tempo per entrambe le parti: il candidato investe energie in una proposta che potrebbe rivelarsi economicamente inadeguata, mentre l'azienda porta avanti una selezione senza aver chiarito uno degli elementi fondamentali dell'accordo.

Nel campione europeo, il 18% ha rinunciato a un'opportunità per questo motivo più di una volta. Un ulteriore 41% non lo ha ancora fatto, ma prenderebbe in considerazione questa possibilità. Soltanto il 16% proseguirebbe comunque la selezione.

Stipendio nell'annuncio? Il 77% è più propenso a candidarsi

La trasparenza economica incide già prima del colloquio. Il 77% degli intervistati afferma di essere più propenso a inviare il curriculum quando l'annuncio indica la fascia retributiva prevista.

Per il 53% questa informazione aumenta notevolmente l'interesse verso l'offerta, mentre per il 24% lo aumenta moderatamente. Il 13% esclude a priori gli annunci che non riportano alcuna indicazione sullo stipendio.

La chiarezza economica incide anche sulla reputazione delle imprese: l'89% dei partecipanti considera più credibili le aziende che comunicano apertamente le condizioni retributive.

Dagli stipendi «competitivi» alle offerte inferiori alle promesse

Non è soltanto l'assenza di cifre a scoraggiare i candidati. Il sondaggio evidenzia come l'87% degli intervistati abbia sperimentato almeno una situazione di scarsa trasparenza salariale.

Il 40% si è imbattuto in annunci che promettevano uno «stipendio competitivo» senza specificare alcun importo. Il 31% si è sentito chiedere le proprie aspettative economiche prima ancora di conoscere il budget previsto dall'azienda.

Un altro 24% ha trovato fasce retributive talmente ampie da risultare poco indicative, mentre il 18% ha ricevuto proposte economiche inferiori a quelle pubblicizzate nell'annuncio.

Sono pratiche che possono compromettere la fiducia tra candidato e potenziale datore di lavoro ancora prima della firma del contratto.

Le nuove regole europee sulla trasparenza salariale

I risultati arrivano mentre l'Unione europea è impegnata nell'attuazione delle nuove disposizioni sulla trasparenza retributiva, introdotte per rendere più accessibili le informazioni sugli stipendi e contrastare le disparità salariali, anche tra uomini e donne.

La direttiva europea prevede, tra le altre misure, che i candidati ricevano informazioni sulla retribuzione iniziale o sulla relativa fascia prima dell'assunzione, attraverso l'annuncio di lavoro o comunque prima del colloquio, e vieta ai datori di lavoro di chiedere informazioni sugli stipendi percepiti nei precedenti impieghi.

Per gli Stati membri il termine di recepimento è fissato al 7 giugno 2026.

Al di là degli obblighi normativi, il sondaggio segnala però un cambiamento nelle aspettative dei lavoratori. La retribuzione non è più un argomento da affrontare soltanto alla fine della trattativa, ma un'informazione necessaria per decidere se iniziarla.

E nell'Italia del «le faremo sapere», sempre più candidati sembrano aver imparato a rispondere per primi: no, grazie.