Un’inchiesta della Procura di Roma scuote l’istituto penale minorile di Casal del Marmo. Dieci agenti sono indagati, a vario titolo, per torture, lesioni e falsi ideologici, in relazione a fatti che sarebbero avvenuti tra febbraio e novembre 2025. Due di loro rispondono dell’accusa di tortura, cinque di lesioni e tre di falso ideologico in atto pubblico. Per cinque indagati è stata chiesta anche la sospensione dal servizio.

Secondo quanto riportato, le indagini riguardano presunte violenze che sarebbero state commesse in aree non coperte dalle telecamere dell’istituto. Gli episodi contestati avrebbero coinvolto almeno tredici detenuti stranieri, di età compresa tra i 15 e i 19 anni, che sarebbero stati colpiti con pugni, schiaffi, bastoni, sedie e persino estintori.

I fatti contestati e gli incidenti probatori

L’inchiesta è ancora in corso e si concentra su 11 presunti casi di tortura. In attesa degli incidenti probatori, che si svolgeranno davanti all’ufficio del gip del Tribunale di Roma, Angelo Giannetti, nelle giornate del 17, 18 e 19 marzo, gli investigatori continuano a ricostruire il quadro degli episodi denunciati.

Nel frattempo, quattro dei dieci agenti indagati sono stati trasferiti ad altro incarico. Secondo quanto riferito dalle presunte vittime agli inquirenti, alcuni agenti della polizia penitenziaria avrebbero agito anche sotto effetto di alcol. Le denunce che hanno dato impulso al procedimento sarebbero state presentate da alcune educatrici del carcere, dal cappellano e da una suora.

L’esposto di Antigone e il richiamo a un “problema di sistema”

Sugli episodi di presunte violenze è intervenuta anche Antigone, che ha ricordato di aver presentato già nel luglio scorso un esposto alla Procura di Roma, dopo essere venuta a conoscenza di possibili reati.

Il presidente dell’associazione Patrizio Gonnella ha spiegato che già nella primavera dell’anno precedente erano emersi racconti su possibili violenze, poi confluiti in un esposto dettagliato inviato alla magistratura. Antigone chiede ora una presa di posizione ministeriale netta contro violenze e torture, auspicando che venga fermata ogni deriva militarizzata nelle carceri per adulti e per minori.

Sulla stessa linea anche Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell’osservatorio minori di Antigone, secondo cui dai racconti raccolti non emergerebbe il quadro di singole “mele marce”, ma piuttosto quello di un problema di sistema. Marietti ha però sottolineato anche il ruolo degli “anticorpi” interni alle carceri, rappresentati da operatori che svolgono il proprio lavoro nel rispetto dei diritti e che avrebbero contribuito a far emergere il caso.

La nota del Dipartimento per la Giustizia minorile

Sulla vicenda è intervenuto con una nota anche il capo del Dipartimento per la Giustizia minorile e di Comunità, Antonio Sangermano, che ha rivendicato il ruolo dell’amministrazione nell’avvio degli accertamenti.

Secondo Sangermano, l’indagine penale richiamata dagli organi di stampa trae origine da reiterate denunce presentate all’autorità giudiziaria dallo stesso capo Dipartimento, sulla base delle relazioni di servizio e delle informazioni acquisite durante l’attività amministrativa. Nella nota si precisa inoltre che l’ispezione amministrativa presso l’Ipm di Roma sarebbe stata disposta solo dopo il nulla osta dell’autorità giudiziaria competente, perché prima di quel momento non sarebbe stato giuridicamente possibile intervenire senza interferire con le indagini in corso.

Il Dipartimento ha inoltre ricordato che, a seguito delle risultanze ispettive e di esigenze organizzative, sono stati adottati ulteriori provvedimenti amministrativi, tra cui il trasferimento di quattro agenti di polizia penitenziaria verso altre sedi operative e l’assegnazione di un direttore facente funzioni all’istituto, in considerazione della temporanea assenza del titolare dell’incarico.

Nella stessa nota, Sangermano respinge ogni ricostruzione definita parziale o fuorviante e ribadisce l’impegno dell’amministrazione a promuovere azioni tempestive e conformi alla legge, richiamando anche i casi degli istituti minorili Beccaria di Milano e Casal del Marmo di Roma. Il Dipartimento conferma infine la collaborazione con l’autorità giudiziaria, richiamando la presunzione di non colpevolezza degli indagati.

Le reazioni politiche: Pd e Azione chiedono chiarimenti

La vicenda ha subito provocato reazioni politiche. La deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia, ha definito “agghiaccianti” gli elementi emersi dall’inchiesta e ha annunciato il deposito di una interrogazione parlamentare urgente al ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Di Biase ha parlato di un progressivo peggioramento delle condizioni dei detenuti minori nell’istituto, già segnalato nei mesi precedenti, sostenendo che quanto emerso supererebbe persino gli scenari più preoccupanti e imporrebbe verifiche immediate sulle condizioni di detenzione e sul rispetto dei diritti dei minori.

Dura anche la presa di posizione di Azione, che ha definito i fatti “gravissimi”. In una nota firmata da Fabrizio Benzoni, Flavia De Gregorio e Federica Salvatore, il partito sottolinea che, se le accuse fossero confermate, ci si troverebbe davanti a fatti incompatibili con lo Stato di diritto. Allo stesso tempo, viene espresso rispetto per le tante donne e uomini della polizia penitenziaria che operano con professionalità, precisando che eventuali responsabilità individuali non devono gettare ombre sull’intero corpo.

Azione coglie inoltre la vicenda per rilanciare una riflessione più ampia sulla giustizia minorile, sostenendo la necessità di ripensare il sistema, puntando su più percorsi educativi, più comunità e più strumenti di recupero.