Sei domiciliari e sei divieti di contrattare con la Pa. Coinvolti anche imprenditori cosentini. La difesa di Scirocco annuncia il Riesame
Tutti gli articoli di Italia Mondo
PHOTO
Sono dodici gli imprenditori messinesi e calabresi destinatari dei provvedimenti emessi dal gip del Tribunale di Messina Arianna Raffa nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti pubblici tra Sicilia e Calabria. Per sei sono stati disposti gli arresti domiciliari, mentre per gli altri sei è scattato il divieto temporaneo di contrattare con la Pubblica amministrazione.
Un passaggio centrale dell'ordinanza riguarda la qualificazione delle condotte contestate: il gip non ha accolto la prospettazione dell'aggravante mafiosa avanzata dall'accusa. Il procedimento resta nella fase cautelare e le ipotesi formulate dagli inquirenti dovranno essere sottoposte al vaglio processuale.
I sei imprenditori agli arresti domiciliari
Gli arresti domiciliari sono stati disposti nei confronti dell'imprenditore di Gioiosa Marea Francesco Scirocco e di Gaetano Busà, Basile Calandra Sebastianella, Domenico Logozzo, Michele Caruso Scaffidi e Carmelo Munafò.
Le misure interdittive, consistenti nel divieto temporaneo di contrattare con la Pubblica amministrazione, riguardano invece Angelo Barbetta, Emanuele Bonfiglio, Giovanni Iaquinta, Saverio Iaquinta, Massimo Piscitello e Carmine Sepe.
Tra questi figurano dunque anche imprenditori del Cosentino: Angelo Barbetta (originario di Cosenza) e Giovanni e Saverio Iaquinta (originari di San Giovanni in Fiore)
L'indagine è coordinata dalla DDA di Messina ed è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo investigativo. Secondo la ricostruzione accusatoria, ancora da verificare nelle successive fasi del procedimento, sarebbe esistita una sorta di «organizzazione aziendale ombra» capace di assumere di fatto il controllo esecutivo di alcune commesse pubbliche.
Il gip esclude l’aggravante mafiosa
La decisione del gip assume particolare rilievo perché non recepisce integralmente l'impostazione accusatoria. Il giudice ha infatti escluso l'aggravante mafiosa richiesta dalla Procura.
Ancora più specifica è la posizione relativa a Francesco Scirocco illustrata dal suo difensore, l'avvocato Nino Favazzo. Secondo il legale, il giudice avrebbe inoltre rigettato nei confronti del suo assistito le richieste relative alle ipotesi di intestazione fittizia, estorsione e turbativa d'asta.
La difesa di Francesco Scirocco
«In attesa del doveroso approfondimento della corposa ordinanza cautelare, già a una prima lettura, un dato emerge inequivoco: Francesco Scirocco non è un appartenente alla mafia, contrariamente a quanto sostenuto dalla pubblica accusa e, quindi, il contesto nel quale si sono verificati i fatti sottoposti allo scrutinio del gip non è un contesto mafioso», afferma l'avvocato Favazzo.
Il difensore sottolinea inoltre che il giudice avrebbe «rigettato la richiesta del Pm in relazione ai reati di intestazione fittizia, estorsione e turbativa d'asta», oltre ad aver escluso l'aggravante dell'agevolazione mafiosa.
La difesa ha già annunciato il ricorso al Tribunale del Riesame, al quale saranno sottoposte le questioni relative sia alla gravità indiziaria sia alle esigenze cautelari.

