Il segretario generale della Cgil di Cosenza chiede verità sull’accaduto e un confronto su sicurezza, servizi e prospettive del territorio
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La morte di Antonio Perrotta non deve essere archiviata come un episodio isolato, ma diventare l’occasione per avviare una riflessione sulla sicurezza e sulle condizioni sociali del Tirreno cosentino. È la posizione espressa da Massimiliano Ianni, segretario generale della Cgil di Cosenza, in un intervento che sollecita risposte rapide dalle istituzioni.
Ianni chiede innanzitutto che magistratura e investigatori ricostruiscano quanto accaduto e accertino ogni eventuale responsabilità. Le dinamiche, il luogo preciso dell’episodio e il ruolo ricoperto quella sera da Perrotta restano infatti aspetti affidati agli accertamenti in corso.
Nella sua nota il sindacalista indica il trentaduenne come addetto alla sicurezza di un locale. La discoteca Il Castello ha però dichiarato ufficialmente che Perrotta non apparteneva al proprio personale e che, secondo le immagini dei sistemi di videosorveglianza messi a disposizione degli inquirenti, nessun episodio violento si sarebbe verificato all’interno del locale o nel piazzale antistante. Saranno dunque le indagini a definire con esattezza circostanze e sequenza dei fatti.
Ianni: «Arrivare presto alla verità»
«Sulle dinamiche di quanto accaduto non spetta a noi esprimere sentenze», precisa il segretario generale della Cgil cosentina.
Ianni invoca rapidità negli accertamenti: «Saranno la magistratura e gli investigatori a ricostruire i fatti, ad accertare le responsabilità e a stabilire cosa sia realmente accaduto. A loro chiediamo soltanto di fare presto e di arrivare alla verità. È il minimo che si possa fare nei confronti della famiglia di Antonio».
Il richiamo alla sicurezza nei luoghi della movida
Secondo Ianni, il confronto non dovrebbe limitarsi all’ordine pubblico, ma coinvolgere anche gli aspetti sociali, economici, amministrativi e culturali che incidono sulla qualità della vita.
Il segretario della Cgil richiama l’attenzione sulla necessità di controlli nei locali e nelle aree della movida, invitando a non sottovalutare i possibili fenomeni di consumo e spaccio di sostanze stupefacenti o le eventuali infiltrazioni criminali.
Si tratta di rischi evocati nella nota sindacale e non di circostanze riferite direttamente alla morte di Perrotta, sulla quale non risultano ancora definite pubblicamente dinamica e responsabilità.
«Non significa criminalizzare un intero settore, né trasformare ogni locale notturno in un luogo di illegalità», chiarisce Ianni. «Significa riconoscere che esiste un problema e pretendere controlli efficaci, prevenzione e una presenza dello Stato adeguata alla situazione».
Acqua, ambiente e sanità tra le priorità indicate
L’intervento della Cgil allarga poi lo sguardo alle condizioni complessive del Basso Tirreno cosentino. Ianni cita le difficoltà nell’approvvigionamento idrico, le segnalazioni sulla qualità del mare, le carenze della sanità pubblica, le infrastrutture e un’economia che fatica a offrire prospettive stabili.
Secondo il sindacalista, denunciare tali problemi non equivale a danneggiare l’immagine del territorio.
«Una comunità non si difende nascondendo i propri problemi. Una comunità si difende affrontandoli», afferma.
«Il territorio ha bisogno di coraggio»
Nella parte conclusiva della nota, Ianni rivendica il diritto di chi vive e lavora sul territorio ad avere servizi efficienti e condizioni di sicurezza adeguate.
«L’immagine di un territorio non si difende negando i problemi. Si difende risolvendoli», sostiene il sindacalista.
Il pensiero torna quindi ad Antonio Perrotta e alla sua famiglia: «Non conosciamo le dinamiche precise di quanto accaduto e non intendiamo sostituirci agli inquirenti. Chiediamo soltanto che la magistratura possa lavorare rapidamente, che ogni responsabilità venga accertata e che chi ha sbagliato risponda davanti alla legge».
«Il Basso Tirreno cosentino non ha bisogno di silenzio - conclude Massimiliano Ianni -. Ha bisogno di verità, sicurezza, servizi e coraggio».

