Nei giorni scorsi, la Guardia di Finanza ha notificato ad Antonietta Lorè il decreto emesso dal gip di Cosenza: contestata una presunta truffa aggravata sui finanziamenti Fis. Per l’altro filone investigativo c’è una richiesta di archiviazione
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Il 14 aprile 2026 la Guardia di Finanza di Cosenza - Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, Gruppo Tutela Finanza Pubblica, Sezione Tutela Spesa Pubblica - ha notificato ad Antonietta Lorè, in qualità di legale rappresentante della “Villa San Pio”, un decreto di accoglimento parziale della richiesta di sequestro preventivo finalizzato alla confisca (ex artt. 321 e ss. e 322-ter del codice penale), emesso dal gip del Tribunale di Cosenza, Letizia Benigno, su richiesta della Procura di Cosenza, coordinata dal procuratore capo Vincenzo Capomolla.
Come nasce l’inchiesta
L’indagine trae origine da una denuncia datata 22 marzo 2024, presentata da alcuni dipendenti della struttura “Villa San Pio srl”, operante nel settore socio-sanitario, nel periodo del loro licenziamento. Secondo quanto riporta una nota della difesa, alcuni lavoratori considerati in esubero avevano denunciato presunte pressioni ricevute dagli odierni indagati per indurli a sottoscrivere lettere di licenziamento e verbali di transazione e conciliazione, oltre a condizioni di lavoro ritenute, in astratto, illegali e degradanti.
Nel fascicolo, tuttavia, i reati inizialmente ipotizzati - tra cui estorsione e condizioni di lavoro degradanti - risultano essere stati oggetto di richiesta di archiviazione. Sulla richiesta è stata fissata udienza per il prossimo 20 aprile, a seguito dell’opposizione presentata dalle persone offese.
La contestazione su cui si fonda il sequestro della somma
Il procedimento nell’ambito del quale è stato emesso il decreto di sequestro, invece, risulta circoscritto a un solo capo di imputazione. In particolare, alla società viene contestato dal pm Antonio Bruno Tridico il reato di truffa aggravata (articolo 640, comma 2, n. 1 del codice penale), per aver falsamente attestato che il proprio personale fosse stato collocato in cassa integrazione, ottenendo così indebiti finanziamenti – indicati come FIS – nel periodo Covid, erogati da Inps e Inail, per un importo pari a circa 61mila euro. La contestazione si fonda anche sul fatto che, contestualmente, sarebbero state assunte sei figure professionali con partita Iva.
Il gip Letizia Benigno, limitando la contestazione a questo capo di imputazione, ha disposto il sequestro di una somma complessiva di 96mila euro, vincolandola su un conto corrente.
Contestualmente, l’Ispettorato del lavoro di Reggio Calabria ha effettuato una verifica, conclusasi con la prescrizione di alcuni adempimenti ai quali la società ha già provveduto.
La dottoressa Antonietta Lorè è difesa dall’avvocato Ferruccio Mariani del foro di Cosenza, socio professionista della “Altomare e Associati S.r.l. – Società tra Professionisti”. La difesa ha preannunciato la proposizione di istanza di riesame contro il decreto.

