La Procura coordinata dal magistrato Giuseppe Borrelli contesta la contraffazione delle opere esposte all’evento “Pop to Street Art: Influences”, organizzato tra il 2024 e il 2025 nella città dello Stretto
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Un sequestro che scuote il mondo dell’arte esposta in Calabria e apre uno squarcio su un presunto sistema criminale internazionale. I carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, al termine di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, hanno sequestrato 143 opere d’arte ritenute false e attribuite ai nomi di Andy Warhol, Keith Haring e Banksy, tutte confluite nella mostra “Pop to Street Art: Influences” ospitata a Reggio Calabria tra il 20 luglio 2024 e il 5 gennaio 2025.
L’inchiesta, ancora nella fase delle indagini preliminari, riguarda opere esposte in tre luoghi della cultura del centro cittadino: l’Accademia di Belle Arti, la Casa della Cultura “P. Crupi” e il Museo Archeologico Nazionale. Secondo gli inquirenti, dietro quelle esposizioni si celerebbe un meccanismo ben strutturato di produzione seriale di falsi, finalizzato a organizzare eventi in Europa e a trarne profitto ingannando il pubblico sull’autenticità dei lavori.
I sequestri tra Reggio Calabria e il Belgio
Il primo intervento dei carabinieri Tpc ha portato al sequestro probatorio d’iniziativa di 133 opere, falsamente attribuite a Andy Warhol e Keith Haring. Successivamente, su delega della Procura di Reggio Calabria, sono stati sequestrati in Belgio, a Liegi, altri 10 esemplari artistici attribuiti a Banksy, che secondo gli investigatori presentavano evidenti caratteristiche di contraffazione.
L’attività fuori dai confini italiani è stata eseguita nell’ambito di una procedura di assistenza giudiziaria avviata dall’autorità giudiziaria reggina con l’autorità belga. Nel corso delle perquisizioni all’estero sono emerse anche ulteriori 11 opere d’arte attribuite ancora a Warhol, Haring e Banksy, sulle quali sono in corso accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria belga, perché ritenute caratterizzate dagli stessi elementi di falsità riscontrati nelle opere già finite sotto sequestro.
La mostra “Pop to Street Art: Influences” nel mirino
Le 143 opere sequestrate erano state esposte durante la mostra “Pop to Street Art: Influences”, allestita a Reggio Calabria in contemporanea nei tre spazi culturali cittadini. Secondo quanto ricostruito nel comunicato della Procura, i lavori erano stati concessi in prestito come beni artistici autentici da una società belga all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, ente organizzatore dell’evento.
Il contratto stipulato prevedeva un corrispettivo di 50 mila euro per il prestito delle opere, con la possibilità di ulteriori guadagni sia dagli incassi della biglietteria sia dalla vendita di oggettistica promozionale collegata alla mostra. Un impianto economico che, nella ricostruzione investigativa, si inserisce nel presunto sistema illecito contestato.
Gli accertamenti: «Assoluta falsità» delle opere
Nel comunicato si sottolinea che gli approfondimenti svolti dal Nucleo Carabinieri Tpc di Cosenza sull’autenticità delle opere esposte hanno consentito di sostenere, anche con metodo scientifico, la loro assoluta falsità.
Secondo gli investigatori, la contraffazione apparirebbe in molti casi addirittura grossolana. Un rilievo che rende ancora più grave il quadro delineato, perché non si tratterebbe di una sofisticata operazione di imitazione, ma di un sistema che avrebbe comunque trovato spazio dentro una mostra ufficiale, presentando al pubblico opere ritenute autentiche.
Tre cittadini belgi e tre società sotto la lente
Le perquisizioni effettuate all’estero, sempre nell’ambito della cooperazione giudiziaria, hanno riguardato tre cittadini belgi e tre società a loro riconducibili. Secondo la Procura, le attività svolte hanno consentito di acquisire ulteriori elementi probatori utili a rafforzare il quadro accusatorio già raccolto nei confronti di due di loro, finiti subito sotto indagine dopo il sequestro eseguito a Reggio Calabria.
Tra questi c’è anche il titolare della società che aveva concesso in prestito le opere alla locale Accademia di Belle Arti. Gli approfondimenti avrebbero inoltre consentito di accertare il coinvolgimento di una terza persona, anch’essa di nazionalità belga.
L’ipotesi investigativa: un sistema criminale europeo dei falsi
La Procura della Repubblica di Reggio Calabria, coordinata dal procuratore capo Giuseppe Borrelli, ritiene che l’indagine abbia consentito di disvelare l’esistenza di un complesso sistema criminale specializzato nella produzione seriale di falsi riconducibili ai principali esponenti del movimento internazionale Pop Art.
Secondo questa ricostruzione, l’obiettivo sarebbe stato quello di organizzare mostre ed eventi espositivi in tutta Europa, Italia compresa, traendone profitto e inducendo il pubblico a credere nell’autenticità delle opere. Un sistema che, se confermato, metterebbe in evidenza un modello strutturato di sfruttamento del mercato artistico e della fiducia del pubblico.
La medesima attività d’indagine era stata posta anche dalla Procura di Cosenza, diretta dal procuratore capo Vincenzo Capomolla, con il sequestro delle opere in mostra al Museo del Presente di Rende, nell’ambito di un evento dedicato a Andy Warhol. In quel caso la Cassazione ha confermato la bontà dell’attività d’indagine.



