Nel mirino dell’ultima indagine della Dda di Catanzaro c’è una presunta tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di due imprenditori impegnati in lavori pubblici tra Spezzano Albanese e San Lorenzo del Vallo. L’attività investigativa è stata svolta dai carabinieri della Compagnia di San Marco Argentano ed è stata coordinata dal sostituto procuratore antimafia Alessandro Riello, applicato al circondario di Castrovillari.

Gli indagati sono Giuseppe Ciliberti e Alessandro Scorza. La Procura contesta, a vario titolo, episodi qualificati come tentata estorsione, con l’aggravante della modalità mafiosa e della finalità di agevolazione di un contesto criminale di matrice mafiosa. Il giudice per le indagini preliminari Gilda Danila Romano, chiamato a valutare la richiesta cautelare, ha ritenuto sussistente la gravità indiziaria.

Il primo episodio: le richieste di denaro al cantiere di Spezzano Albanese

Nel primo capo d’imputazione viene contestata a Ciliberti e Scorza una tentata estorsione ai danni di un imprenditore, titolare di una ditta individuale aggiudicataria dell’appalto per la posa in opera di porfido nel centro storico di Spezzano Albanese. Secondo l’impostazione accusatoria, i due si sarebbero presentati in tre occasioni presso il cantiere, chiedendo la corresponsione di somme di denaro di importo non precisato.

Nella ricostruzione fornita dalla Procura al gip, gli indagati avrebbero evocato un “modus operandi” ritenuto tipico dei contesti mafiosi, presentandosi come «gli amici buoni» e affermando di dover rispondere a un sodalizio più ampio. Nella stessa prospettazione, avrebbero anche sostenuto di aver “fatto una imbasciata” alla criminalità organizzata di Cirò Marina, luogo di provenienza della persona offesa, con una minaccia implicita di ritorsioni in caso di rifiuto. L’evento estorsivo, tuttavia, non si sarebbe consumato per la mancata adesione dell’imprenditore. Il periodo indicato per questo episodio va da febbraio 2025 al 14 aprile 2025.

Il secondo episodio: la richiesta del “6%” sull’appalto della scuola

Nel secondo capo d’accusa emerge nei confronti di Giuseppe Ciliberti una presunta tentata estorsione ai danni di un imprenditore, impegnato in un cantiere in via Carmelitani a San Lorenzo del Vallo per lavori di ricostruzione del nuovo plesso della scuola dell’infanzia, appaltati da enti pubblici.

Secondo la contestazione, l’indagato avrebbe chiesto una somma pari al 6% del valore dell’appalto, quantificata in circa 40 mila euro, anche in questo caso con una minaccia implicita legata a possibili ritorsioni e con modalità descritte come riconducibili a un “metodo mafioso”. Anche qui, l’estorsione non si sarebbe perfezionata per il rifiuto della persona offesa. La data indicata per l’episodio è l’11 novembre 2024.

La valutazione del Gip e il “contesto” richiamato

Nell’impianto valutativo, il gip ha evidenziato un quadro in cui le condotte contestate sarebbero “speculari” per modalità e bersagli: imprenditori impegnati in appalti pubblici, considerati vulnerabili perché esposti alla pressione economica e ai cantieri sul territorio. Per il secondo episodio, è stata inoltre indicata – sempre in termini di valutazione indiziaria – una possibile connessione tra la richiesta avanzata nel novembre 2024 e un successivo danneggiamento per incendio verificatosi durante la chiusura estiva del cantiere l’anno seguente.

I profili degli indagati e le difese

Negli atti investigativi è stato anche richiamato il profilo di Alessandro Scorza, collegato sul piano familiare a figure già note alle cronache giudiziarie: è indicato come figlio di Costantino Scorza, deceduto, e come fratello di Salvatore Francesco Scorza, condannato all’ergastolo per un grave fatto di sangue del 2011. Al tempo stesso, l’indagato non risulta coinvolto in precedenti inchieste per reati associativi.

Quanto a Giuseppe Ciliberti, la Dda di Catanzaro ha riportato che risulterebbe gravato da due precedenti di polizia risalenti al 2004 e al 2006, relativi rispettivamente a porto di oggetti atti ad offendere e detenzione abusiva di un coltello a scatto.

Ciliberti è difeso dall’avvocata Fiorella Bozzarello, mentre Scorza è assistito dall’avvocato Luca Acciardi.