Quarantasei reperti archeologici, di origine etrusca, magno-greca e romana, tornano nella disponibilità dello Stato e del territorio. La consegna è avvenuta a Cosenza, nella Sala Leone di Palazzo Arnone, da parte dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale al Direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari.

I manufatti sono il risultato dell’indagine “Achei”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone, che ha ricostruito un sistema articolato di traffico illecito di beni archeologici su scala internazionale. Le attività investigative, condotte tra il 2017 e il 2018, hanno fatto emergere una rete strutturata, con ramificazioni in diversi Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Gran Bretagna e Serbia.

Secondo quanto accertato, gruppi organizzati di “tombaroli” operavano attraverso una suddivisione precisa di ruoli, garantendo un flusso costante di reperti provenienti da scavi clandestini sul territorio italiano. I beni venivano poi immessi in circuiti di ricettazione complessi, sia sul mercato nazionale che su quello estero.

Tra i reperti restituiti figurano anche oggetti sequestrati in Francia e rientrati in Italia su disposizione dell’autorità giudiziaria francese. Alcuni di questi, come un rhyton a testa di cerva, erano già stati esposti in contesti internazionali, a testimonianza del valore artistico e storico del materiale recuperato.

L’operazione si è conclusa con l’emissione di misure cautelari nei confronti di 23 persone, ritenute coinvolte a vario titolo nell’associazione per delinquere finalizzata al danneggiamento del patrimonio archeologico, all’impossessamento illecito di beni culturali, alla ricettazione e all’esportazione illegale. Contestualmente sono stati eseguiti circa 80 decreti di perquisizione.

La restituzione rappresenta l’esito di un’attività investigativa complessa, sviluppata in collaborazione con gli uffici del Ministero della Cultura, che ha consentito di recuperare beni sottratti alla collettività e di ricondurli al loro contesto originario.