Non ci rendiamo realmente conto di quello che accade fino a quando non succede tra di noi, e invece accade davvero. C’è sempre una sensazione rassicurante che ci accompagna nelle nostre giornate, l’idea che le tragedie, le scomparse e le paure appartengano a un mondo lontano, alle pagine dei giornali o città che non conosciamo. Pensiamo che la nostra quotidianità sia una “barriera naturale” contro il pericolo, che tra i banchi di un’aula studio o al tavolino del solito bar certe cose siano semplicemente impossibili. Poi, all’improvviso, una fotografia compare sugli schermi di «Chi l’ha visto?» e quel confine si sgretola. Il volto è quello di Rahel Gebrezgi, 28 anni, studentessa dell’Unical. Da lunedì 19 ottobre, quel luogo familiare si è trasformato nello scenario di un’assenza che pesa come un macigno su tutti.

Un campus modello e la rottura della normalità

L’ateneo di Rende conta circa 27mila iscritti ed è noto da sempre come una realtà all’avanguardia, un campus che per organizzazione e strutture non ha nulla da invidiare ai modelli internazionali. È una comunità viva e accogliente, capace di ospitare centinaia di studenti provenienti da tutto il mondo e di offrire loro spazi di vita comune, alloggi e momenti di incontro. Proprio questa atmosfera di protezione e internazionalità rende ancora più difficile accettare quanto accaduto. L’idea che all’interno di una realtà così viva possa aprirsi un vuoto all’improvviso coglie tutti impreparati. Come ha sottolineato chi vive e frequenta l’università, un caso di scomparsa di uno studente rappresenta un evento totalmente inedito, qualcosa che nessuno avrebbe mai messo in conto

L’ultimo cappuccino alle Maisonette

I dettagli noti della scomparsa raccontano gesti estremamente ordinari, la sera di lunedì 19 ottobre, tra le 20:30 e le 21:00, Rahel è stata vista al bar delle Maisonette, (proprio dentro l’area residenziale del campus). Il personale del locale ha raccontato che la ragazza si recava con frequenza: ordinava un cappuccino o un latte macchiato, si sedeva a un tavolo ad ascoltare musica con le cuffiette per una decina di minuti e poi andava via. Anche quella sera si è ripetuta la stessa identica scena: Rahel è entrata, ha consumato la sua bevanda e poi è uscita nel buio. Chi era dietro al bancone ha notato che sembrava particolarmente triste, un dettaglio che oggi torna alla mente con un carico di forte angoscia, poiché da quel momento, nessuno l’ha più vista. Per ricostruire i suoi movimenti dopo l’uscita del locale, la Questura di Cosenza ha acquisito tutti i filmati registrati dai sistemi di videosorveglianza della zona.

I timori mai detti e le lezioni saltate

Con il passare dei giorni emergono dettagli delicati e dolorosi che restituiscono il profilo di un malessere profondo. Nelle settimane precedenti alla scomparsa, Rahel aveva iniziato a frequentare le lezioni più di rado, un comportamento anomalo legato, secondo quanto riferito con cautela durante la trasmissione, al timore e alla paura nei confronti di un ragazzo. A questo, si aggiunge la notizia, riportata da alcune testate locali, di un suo accesso al pronto soccorso dell’ospedale di Cosenza per una visita ginecologica. Si tratta di elementi su cui gli inquirenti procedono con il massimo riserbo e con i piedi di piombo, ma che delineano uno stato di sofferenza e vulnerabilità che la ragazza stava attraversando in silenzio prima di sparire nel nulla.

La notte precedente: la richiesta di aiuto alla stazione

La vicenda, tuttavia racchiude momenti di forte tensione già prima di quella sera al bar. Una testimonianza raccolta dagli inviati di «Chi l’ha visto?» riguarda quando accaduto la notte precedente, tra domenica 18 e lunedì 19 ottobre. Uno studente, arrivato intorno a mezzanotte e mezza con un treno in ritardo da Bologna alla stazione ferroviaria di Vaglio Lise di Cosenza, è stato avvicinato da Rahel. La ragazza era completamente sola, con tono agitato e visibilmente scossa. Gli ha chiesto indicazioni per poter chiamare un taxi, il giovane, dovendo raggiungere i genitori che lo attendevano all’uscita, ha potuto soltanto suggerirle di cercare un contatto all’interno della stazione. Rahel si è quindi allontanata per chiedere aiuto ad altri viaggiatori, lasciando nel testimone l’impressione netta di una persona profondamente impaurita.

Le indagini, gli effetti personali e il cellulare spento

La Questura di Cosenza lavora senza sosta per fare chiarezza. Nella stanza dell’alloggio universitario è stato ritrovato il computer portatile di Rahel, ora al vaglio degli inquirenti per esaminare messaggi, contatti e cronologia di navigazione. Trovato nella stanza anche il bancomat, mentre la ragazza dovrebbe avere con sé una carta di credito. Il suo telefono cellulare, elemento chiave per le ricerche, risulta spento ininterrottamente dal giorno della scomparsa, rendendo impossibile qualsiasi localizzazione immediata. Al momento dell’allontanamento indossava un maglioncino rosa.

L’abbraccio del campus e l’attesa di Jonas

A Rende la mobilitazione è totale. Il fratello Jonas è arrivato dalla Germania non appena ha intuito che la sorella Rahel era in pericolo. Il giovane ha raccontato che nelle ultime videochiamate la vedeva insolitamente abbattuta e preoccupata. Giunto a Cosenza si è rivolto allo sportello sociale della Croce Rossa; lì, superate le barriere linguistiche iniziali, è bastato pronunciare il nome di Rahel per attivare una rete di solidarietà immediata tra associazioni, parrocchie e ragazzi. Davanti alle telecamere il fratello non ha retto all’emozione, ma ha voluto essere presente per far sentire alla sorella la propria vicinanza. Accanto a lui si sono stretti il prorettore, i docenti e studenti, tutti uniti in un unico messaggio: non c’è ostacolo che non si possa affrontare o superare insieme, purché Rahel decida di fare quella telefonata e tornare a casa.