Si è aperta ieri mattina davanti al gup l’udienza preliminare, presso il tribunale di Catanzaro, sull’omicidio di Massimo Speranza, detto “il Brasiliano”, scomparso l’11 settembre 2001 a San Demetrio Corone. In aula il pubblico ministero della Dda di Catanzaro Corrado Cubellotti ha depositato i verbali del collaboratore di giustizia Luigi Berlingieri: quindici pagine complessive, in larga parte omissate, nelle quali - per la parte leggibile - il pentito indica Giovanni Abruzzese come mandante dell’omicidio.

Secondo quanto emerso in udienza, Berlingieri avrebbe riferito agli inquirenti che Giovanni Abruzzese, alias “u Cinese”, all’epoca indicato come capo del gruppo degli “zingari” di via Popilia a Cosenza, avrebbe deliberato la “condanna a morte” del “Brasiliano”, ritenuto – nell’impostazione accusatoria – un soggetto che “parlava troppo”. Sempre secondo la ricostruzione riportata, Abruzzese avrebbe poi “spifferato” questa circostanza a Bari.

Gli avvocati di Giovanni Abruzzese hanno chiesto un termine a difesa per la scelta del rito e hanno contestato l’assenza di riscontri alle dichiarazioni del collaboratore, sostenendo che, allo stato, si tratterebbe di un racconto isolato e non sufficiente a dimostrare il coinvolgimento dell’indagato indicato come mandante.

Il procedimento: chi sono gli imputati e cosa contesta la Dda

L’udienza preliminare arriva dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari emesso dalla Dda di Catanzaro. Il procedimento riguarda, come detto, Giovanni Abruzzese, Armando Abbruzzese (alias “Andrea” o “Siccia Niura”), Rocco Azzaro e Ciro Nigro (collaboratore di giustizia). Tutti risultano detenuti per altra causa. Nel fascicolo vengono indicati anche due soggetti deceduti, ritenuti concorrenti nel delitto, uno dei quali – secondo l’impianto accusatorio – sarebbe l’esecutore materiale.

Per tutti gli imputati la Procura contesta un omicidio aggravato dal metodo mafioso, con la finalità – secondo l’accusa – di agevolare l’associazione ’ndranghetista degli “zingari” di Cosenza e tutelarne l’operatività eliminando un soggetto ritenuto potenziale delatore. Tra le aggravanti richiamate nel primo lancio figurano anche la premeditazione e il numero dei concorrenti (superiore a cinque).

La ricostruzione dell’omicidio: l’adescamento e la “lupara bianca”

Secondo la ricostruzione della Dda, Massimo Speranza sarebbe stato ucciso perché accusato di fornire informazioni riservate sull’organizzazione e sulle attività del gruppo degli “zingari” a soggetti ritenuti riconducibili al gruppo rivale degli “italiani”. Una condotta definita negli atti come attività di “prendi e porta”.

La vittima – sempre secondo l’accusa – sarebbe stata attirata con un pretesto prima in un bar della zona di Lauropoli e poi presso un altro esercizio commerciale ad Apollinara. Da lì sarebbe stata condotta in un’abitazione nella disponibilità di uno dei due soggetti poi deceduti, a San Demetrio Corone, luogo individuato per l’esecuzione.

All’interno di quell’abitazione, il “Brasiliano” sarebbe stato ucciso con due colpi di pistola esplosi a bruciapelo alla testa da un altro soggetto oggi deceduto, indicato come esecutore materiale. Subito dopo, il cadavere sarebbe stato occultato tramite seppellimento in una buca precedentemente scavata in un boschetto adiacente alla casa, a circa venti metri, secondo modalità ritenute riconducibili alla cosiddetta “lupara bianca”.

La Dda attribuisce ai diversi indagati, a vario titolo, la pianificazione dell’omicidio, l’accompagnamento della vittima, la partecipazione alle fasi esecutive e il concorso nell’occultamento del corpo.

Le posizioni stralciate e il quadro cautelare “rimodulato”

Le posizioni di Luigi Bevilacqua (detto “Gino”) e Fioravante Abbruzzese (alias “Banana”) sono state stralciate dalla Procura antimafia di Catanzaro, dopo una fase iniziale e cautelare in cui il quadro avrebbe subito modifiche. Entrambi, secondo quanto riportato, sono “usciti” dal perimetro definito nell’avviso di conclusione indagini.

Difese e prossimi step

Nel collegio difensivo figurano gli avvocati Giorgia Greco, Antonio Quintieri, Enzo Belvedere, Francesco Oranges, Filippo Cinnante, Cesare Badolato e Vitaliano Leone.