Il caffè del mattino poteva trasformarsi, senza preavviso, in un viaggio a Rende per sottoporsi alle analisi. Non bastavano le frequentazioni né la disponibilità a entrare nel gruppo: bisognava dimostrare di non fare uso di droghe e, quindi, di essere considerati affidabili. È il particolare raccontato da Antonio Mingrone, indagato anche per voto di scambio in concorso con il consigliere comunale di Corigliano Rossano Pietro Lucisano, in una conversazione intercettata il 17 giugno 2024 e riportata nell’ordinanza del blitz antimafia nella Sibaritide.

Nel suo racconto compaiono anche analisi delle unghie, alle quali sarebbe stato accompagnato da persone più grandi di lui. Una verifica che, secondo quanto sostiene, si sarebbe ripetuta per due o tre anni. Il gip inserisce queste parole tra gli elementi che ritiene indicativi della sua partecipazione alla cosca rossanese, precisando però che quel rapporto avrebbe successivamente attraversato una rottura: nel settembre 2024 Mingrone avrebbe deciso di dissociarsi, arrivando a temere possibili ritorsioni.

Il caffè e il viaggio per i controlli

È lo stesso indagato a descrivere quello che presenta come un lungo periodo di osservazione. Parlando con alcuni interlocutori, Mingrone fa risalire a quattordici anni l’inizio delle proprie frequentazioni criminali. Sostiene di essere stato considerato un ragazzo dal comportamento imprevedibile e racconta che gli accertamenti servivano a verificare la sua idoneità a svolgere i compiti che gli sarebbero stati affidati.

«Ti pensi che tu ti associ con lui e ti ci puoi associare da oggi a domani così?», dice nel colloquio. Nella sua ricostruzione, l’eventuale consumo di sostanze avrebbe impedito di ottenere la fiducia del gruppo.

Il dettaglio più singolare riguarda le modalità dei controlli. Mingrone racconta che talvolta usciva pensando di andare a prendere un caffè e soltanto dopo gli veniva comunicata la destinazione effettiva: Rende, dove avrebbe dovuto sottoporsi agli esami. Accertamenti che descrive come approfonditi, richiamando in particolare il prelievo delle unghie.

È la versione fornita dall’indagato in una conversazione captata. 

Le frequentazioni e il racconto della “squadra”

La valutazione del giudice Fabiana Giacchetti non si fonda soltanto su questo episodio. Il provvedimento richiama le presenze di Mingrone nei luoghi di incontro degli associati, le conversazioni alle quali partecipa e i rapporti con esponenti del gruppo rossanese. Elementi che, letti insieme, vengono ritenuti indicativi del suo inserimento nel sodalizio.

Le indagini descrivono inoltre frequentazioni con componenti dei gruppi degli Arturi e di Francesco Le Pera, valorizzate nella ricostruzione dei rapporti tra gli ambienti criminali di Rossano e Corigliano.

Un’altra conversazione, intercettata il 18 luglio 2024, riguarda gli scontri del luglio 2021. Mingrone ripercorre le violenze che avevano contrapposto i Solferino a esponenti della cosca rossanese, attribuendo alle reazioni del gruppo guidato, secondo la ricostruzione investigativa, da Salvatore Galluzzi un valore decisivo nel consolidamento degli equilibri criminali.

Nel dialogo usa l’immagine di una squadra per descrivere il sostegno reciproco tra gli appartenenti al gruppo. Per gli investigatori, il modo in cui ricostruisce gli episodi e si colloca rispetto ai protagonisti contribuisce a delineare il suo rapporto con l’organizzazione. Anche queste restano dichiarazioni intercettate, da valutare insieme agli altri elementi e alle singole posizioni.

La decisione di allontanarsi nel settembre 2024

L’ordinanza contiene però una precisazione che distingue il percorso di Mingrone da una partecipazione descritta come ininterrotta. Il gip osserva che il rapporto con il sodalizio avrebbe subito una battuta d’arresto nel corso del 2024 e colloca nel settembre di quell’anno la decisione di dissociarsi.