L’ingegnere e meteorologo Fabio Zimbo avverte: «Piove quasi ininterrottamente da un mese, con terreni saturi basta poca acqua per provocare frane ed esondazioni». Poi un monito alla popolazione: «Bisogna essere più collaborativi e fidarsi delle allerte»
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«Non possiamo attribuire un singolo episodio al riscaldamento globale, ma è certo che gli eventi estremi sono sempre più frequenti». È da questa constatazione che parte l’analisi dell’ingegnere civile e meteorologo Fabio Zimbo, mentre la Calabria fa i conti con settimane e giorni di piogge insistenti, frane e corsi d’acqua in piena.
Prima di entrare nel merito dell’emergenza, Zimbo chiarisce anche un equivoco che ha accompagnato le ultime ore di maltempo. La violenta perturbazione che ha colpito la regione tra giovedì e venerdì non si chiamava “Ulrike”: «Il ciclone di quei giorni non aveva un nome ed è parzialmente collegato alla tempesta Nils, partita dall’Europa centro-settentrionale e solo marginalmente rilevante per la nostra situazione. Denominazione ufficiale che, invece, ha il maltempo che ci sta accompagnando in queste ore, a partire dalla giornata di San Valentino. Il ciclone Oriana – questo è il suo nome - sta provocando e provocherà piogge in Calabria. Non saranno abbondanti come quelle di ieri, per fortuna, ma bisogna comunque prestare attenzione».
Una puntualizzazione necessaria, in quanto si tratta di un flusso continuo di perturbazioni atlantiche che da settimane sta mettendo a dura prova un territorio fragile e già saturo d’acqua: «Il problema –spiega Zimbo – è che piove quasi ininterrottamente da un mese, dai primi giorni dell’anno. E non è finita qui, perché tra lunedì pomeriggio e martedì mattina arriverà un’altra ondata».
La situazione, dunque, è eccezionale: «A Catanzaro, prima della perturbazione di venerdì, era già caduta metà della pioggia che normalmente si registra in un anno. Anche nelle Serre vibonesi e nel Crotonese interno le precipitazioni sono state abbondanti. Poi è arrivata la perturbazione di ieri che ha colpito soprattutto la fascia tirrenica e l’area del Cosentino. Pensate che a Cosenza, sulla quale solitamente scendono 900-950 millimetri di pioggia in tutto l’anno, ora siamo già a quota 400 millimetri: quasi la metà in nemmeno due mesi».
Le conseguenze sul territorio sono evidenti: «Fortunatamente non ci sono morti, ma i danni materiali e alla conformazione del territorio sono notevoli. Il fiume Busento, piccolo ma vulnerabile, ha registrato una piena straordinaria, che ha portato via veicoli e creato disagi significativi».
Zimbo evidenzia l’importanza di distinguere eventi meteorologici e cambiamenti climatici: «Negli ultimi anni gli eventi estremi si stanno presentando con maggiore frequenza e per questo motivo possiamo dire ci sia una correlazione tra il flusso delle attuali perturbazioni e il cambiamento climatico. Ogni evento meteorologico, però, va analizzato a parte. In Emilia-Romagna, ad esempio, quattro alluvioni eccezionali si sono verificate in due-tre anni, fenomeni che prima avrebbero avuto intervalli di cinquant’anni, ad esempio».
Di fronte a questo scenario, le soluzioni immediate sono legate all’adattamento e alla protezione del territorio: «Bisogna prevedere e mettere in sicurezza l’ambiente. Ci sono tecniche ingegneristiche per proteggere i litorali, i pendii franosi e gli argini, e interventi naturalistici a basso impatto ambientale. Ma è fondamentale anche la responsabilità dei cittadini: non si può costruire abusivamente sui fiumi o sulle coste. Non siamo più negli anni ’60-’70, quando era lecito costruire ovunque e talvolta con il benestare delle amministrazioni: è arrivata l’ora che anche la popolazione collabori. La protezione del territorio è essenziale per garantire la sicurezza».
La gestione delle allerte meteorologiche è un altro tema cruciale per Zimbo: «Alcune persone criticano le allerte, ma la Calabria è un territorio complesso, orograficamente tormentato. Una previsione può sembrare esagerata in un’area ma salvare vite in un’altra. Dopo Harry e la perturbazione di ieri, non ci sono stati morti, e questo dimostra l’utilità delle allerte».
L’ingegnere e meteorologo richiama infine l’attenzione sulle zone più vulnerabili: «Le coste tirreniche e ioniche, in particolare la linea ferroviaria a ridosso della costa, sono molto a rischio. Bisogna ripensare a infrastrutture come la linea ad alta velocità lungo la costa tirrenica, perché il mare erode da decenni. Anche l’entroterra, con i pendii e le foci dei fiumi come il Crati e il Busento, richiede interventi di salvaguardia. I piccoli torrenti possono diventare pericolosi quando il terreno è già saturo d’acqua».
Sul lungo periodo, Zimbo sottolinea la necessità di azioni coordinate e mitigazione: «Bisogna ridurre l’emissione di anidride carbonica, usare energie rinnovabili e introdurre progressivamente tecnologie pulite, senza creare shock economici. Il riscaldamento globale è in atto, e i fenomeni estremi diventeranno più frequenti. L’intelligenza artificiale è utile, ma il lavoro dell’uomo rimane fondamentale: progettare, realizzare opere di protezione, educare i cittadini e mettere in sicurezza il territorio sono azioni imprescindibili».
Fino a martedì le piogge continueranno in Calabria, seppur non abbondanti come quelle della perturbazione di questi ultimi giorni, ma il territorio rimane vulnerabile: «Il terreno è saturo d’acqua, quindi anche piogge normali possono provocare frane o esondazioni. Dopo martedì potrebbe arrivare una breve tregua, utile perché i terreni assorbano l’acqua accumulata. È un periodo critico, ma la lezione degli eventi recenti dovrebbe aver insegnato che la prudenza salva vite».

