La Corte di Catanzaro cancella la decisione del 2024 sulla sua partecipazione a una commissione concorsuale: «Il fatto non costituisce reato»
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Si chiude con un’assoluzione il procedimento a carico di Paolo Lo Moro, segretario generale del Comune di Corigliano Rossano, inizialmente condannato in primo grado per falso ideologico. La Corte d’Appello di Catanzaro ha ribaltato la sentenza emessa dal Tribunale di Castrovillari il 10 dicembre 2024, stabilendo che «il fatto non costituisce reato».
Una decisione che segna un cambio netto rispetto all’esito del giudizio abbreviato, che aveva portato alla condanna a due anni di reclusione con pena sospesa. Al centro della vicenda, la partecipazione di Lo Moro a una commissione concorsuale. Secondo l’impostazione accusatoria, il segretario comunale avrebbe attestato nei verbali la presenza del vicecomandante della polizia municipale, Pietro Pirillo, indicato invece come assente durante alcune riunioni.
L’inchiesta si inseriva in un contesto più ampio legato a presunti episodi di assenteismo all’interno del comando dei vigili urbani. Gli accertamenti della guardia di finanza avevano documentato comportamenti irregolari, tra cui l’uso improprio del badge per simulare la presenza in servizio. In quel quadro investigativo erano confluite anche le posizioni dei componenti della commissione, tra cui Lo Moro.
Per l’accusa, la verbalizzazione delle presenze non rispecchiava la reale partecipazione ai lavori. Il giudizio di primo grado aveva accolto questa ricostruzione, riconoscendo la responsabilità del segretario comunale. Da qui la condanna, poi impugnata. In appello, però, la Corte ha ritenuto insussistenti i presupposti penali, arrivando all’assoluzione con la formula piena. Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni. Resta così ridimensionata la posizione di Lo Moro, separata dalle contestazioni più ampie che avevano riguardato altri soggetti coinvolti nell’inchiesta.

