Era ai domiciliari fuori regione. La misura applicata dal Riesame di Catanzaro non è immediatamente eseguibile in attesa della definizione davanti alla Cassazione
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Il tribunale del Riesame di Catanzaro
Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha disposto la custodia cautelare in carcere anche nei confronti di Alessandro Scorza, accogliendo l’appello presentato dalla Direzione distrettuale antimafia contro il provvedimento che gli aveva consentito di lasciare l’istituto penitenziario.
Scorza si trovava agli arresti domiciliari in un’abitazione fuori regione. Il collegio ha adottato nei suoi confronti una decisione analoga a quella assunta per Giuseppe Ciliberti, coindagato nel medesimo procedimento.
La nuova misura, tuttavia, non è immediatamente eseguibile. L’applicazione della custodia in carcere resta sospesa in attesa della definizione del giudizio cautelare davanti alla Corte di Cassazione.
La decisione adottata anche per Giuseppe Ciliberti
Nei giorni scorsi il Riesame aveva accolto l’appello della Dda anche per Ciliberti, riformando l’ordinanza con cui il gip del Tribunale di Catanzaro, Gilda Danila Romano, aveva sostituito il carcere con i domiciliari fuori dalla Calabria e il controllo del braccialetto elettronico.
Per Ciliberti il collegio aveva ritenuto che la disponibilità di un domicilio lontano dal luogo delle condotte contestate rappresentasse un elemento esclusivamente logistico. Secondo il Riesame, la delocalizzazione non era sufficiente a superare la presunzione relativa di adeguatezza della custodia in carcere.
L’esecuzione del provvedimento era stata sospesa fino alla sua definitività, come previsto dall’articolo 310, comma 3, del codice di procedura penale.
Il procedimento sulle presunte tentate estorsioni
Scorza e Ciliberti sono coinvolti nel procedimento relativo a presunte tentate estorsioni aggravate dal metodo mafioso ai danni di imprenditori impegnati nella realizzazione di opere pubbliche tra San Lorenzo del Vallo e Spezzano Albanese.
Nel corso del procedimento cautelare era stata esclusa l’aggravante dell’agevolazione di una specifica associazione mafiosa, mentre era rimasta configurata quella relativa al metodo utilizzato nelle condotte contestate.
La Dda, nella persona del pubblico ministero antimafia Alessandro Riello, aveva impugnato le decisioni con cui erano stati concessi gli arresti domiciliari, sostenendo che non fossero emersi elementi nuovi capaci di giustificare l’applicazione di una misura meno afflittiva. Scorza è difeso dall’avvocato Luca Acciardi.

