L’ex collaboratore di giustizia scrive in esclusiva alla nostra testata e denuncia la sua situazione personale. E aggiunge: «Rango voleva uccidermi senza motivo, perciò mi pentii»
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Adolfo Foggetti, già esponente del clan "Rango-Zingari" ed ex collaboratore di giustizia
Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata per conto di Adolfo Foggetti, già esponente del clan “Rango-zingari” di Cosenza ed ex collaboratore di giustizia.
All'Egregio Direttore di Channel Cosenza
Io sottoscritto Adolfo Foggetti, nato a Cosenza il 13.02.1985, attualmente detenuto presso la casa di reclusione di Spoleto, ex collaboratore di giustizia (ex non significa che abbia ritrattato le dichiarazioni auto ed etero accusatorie, ma che non sono più sottoposto al programma di protezione ma nei processi in cui verrò citato dalla DDA collaborerò ancora), Le scrivo in riferimento all'articolo pubblicato nel mese di maggio ca. sull'edizione Channel Cosenza, nel quale si sosteneva erroneamente che fossi stato io a chiedere di essere estromesso dal programma di protezione.
In realtà l'estromissione dal programma di protezione è stata chiesta dal Servizio Centrale di Protezione e la DDA di Catanzaro ha avallato la suddetta richiesta del SCP con la motivazione che non sono più in pericolo di vita. In verità ho preso circa dieci diffide da parte del NOP, anche se è bene precisare che le diffide le prendevo ancor prima di essere ammesso al programma speciale di protezione, quindi conoscevano bene il mio carattere.
Il motivo per il quale abbia preso delle diffide è dovuto al fatto che il servizio di protezione, a mio parere, non funziona bene.
Basti pensare che io sono stato mandato dal SCP in Sicilia e, in alcune circostanze, la mia abitazione si trovava in un palazzo nel quale, sul mio stesso pianerottolo, vi era un detenuto non collaboratore, agli arresti domiciliari. Naturalmente ho fatto presente che tale situazione metteva a repentaglio la mia sicurezza e anche il mio anonimato, ma il SCP ha atteso alcuni giorni prima di spostarmi e alle mie lamentele e proteste mi hanno detto di non frequentarlo.
Ma una simile risposta è ridicola, posto che il detenuto abitava di fronte al mio appartamento e quindi era impossibile per me non incontrarlo ogni volta che uscivo o rientravo. Non contenti mi hanno fatto girare altre città siciliane e addirittura ad Aci Castello (provincia di Catania) mi hanno trovato un alloggio presso il quale venivano spesso i cantanti neomelodici che si erano esibiti alle nostre feste a Cosenza ed anche al compleanno di mio figlio, pertanto loro mi conoscevano e io loro.
Inoltre in attesa che mi spostassero in un luogo più sicuro ho incontrato i giostrai, amici dei miei parenti, e un pregiudicato di Cosenza, tale Benincasa, con il quale ho perfino consumato un aperitivo in un bar, ovviamente avvisando immediatamente il referente della zona di tali incontri il quale a sua volta contattava il NOP. Quando si dice “protezione dei pentiti”! E dopo tutti questi problemi e i rischi da me corsi, sono trascorsi molti giorni prima che fosse disposto il mio trasferimento in altra località protetta.
Arrivo così in una località dove il proprietario del Residence mi disse i nominativi di una famiglia di un collaboratore protetto che era stata ospite di quel Residence; addirittura questo nucleo familiare mi fu fatto vedere e mi fu detto dove viveva. Finalmente mi trasferiscono in Emilia Romagna e, in Emilia Romagna, vengo a sapere che c’era il padre di un collaboratore di giustizia di Cosenza, e anche una mia ex fidanzata che si era trasferita con tutta la famiglia e come se tutto questo non fosse sufficiente nello stesso viale vi era un detenuto romano.
Con queste parole, spero di aver fatto capire quale era il criterio di protezione vigente e quindi quanto possa essere stato protetto dal SCP; in parole povere era come se ovunque mi portassero tutti sapessero che ero un collaboratore di giustizia e le case adibite alla nostra protezione erano state abitate da moltissimi altri collaboratori al punto che tutti i residenti non appena vedevano una faccia nuova in quel palazzo o Residence sapevano che si trattava di un pentito; quando si dice località segreta! Tutto ciò accadeva nel periodo incluso dal 2023 al 2025.
Il colmo dei colmi è stato quando nel 2015 vengo sottoposto a protezione nella città abruzzese di Avezzano dove incontro i giostrai di Caserta i quali, ogni anno, quando montavano le giostre a Cosenza, mi pagavano l'estorsione. È vero che ho preso sempre le diffide, ma se il sistema di protezione era quello che ho vissuto io, non comprendo quale fosse il pericolo se navigassi sul web (social media) e mi spostassi da una città ad un'altra senza autorizzazione, ma io ero un uomo libero e quindi non essendo sottoposto né alla detenzione domiciliare né agli arresti domiciliari, mi recavo in altre città perché ero libero, ma anche quando non ero libero però avevo ore di permesso concessimi dai giudici e quindi non commettevo nessuna infrazione.
Il vero problema è che i NOP addetti alla protezione dei collaboratori di giustizia in apparenza sembrano cortesi e gentili, ma dietro questo loro atteggiamento si nasconde un intento provocatorio e superficiale, soprattutto in merito alla sicurezza. Per frequentare la mia fidanzata, tra poco madre di mio figlio, ho dovuto inoltrare istanza al SCP ma ho dovuto attendere una risposta, ma essendo innamorato e soprattutto non avendo obblighi di legge da rispettare, ho deciso di incontrare la mia fidanzata senza aspettare la risposta, altrimenti sarei diventato vecchio e senza fidanzata e anche senza il figlio in arrivo.
Preciso che ho fatto il ricorso al TAR avverso la revoca del programma di protezione solo per prendere più diffide, come è a conoscenza il mio avvocato Gigliotti Michele, il quale è a conoscenza della presente missiva. Personalmente ho subito un trauma psicologico molto serio a causa del trattamento subito sia in carcere nelle sezioni di prima fascia adibite ai collaboratori di giustizia che stanno redigendo il verbale illustrativo entro i 180 giorni, sia fuori dal NOP, al punto che al solo vedere gli agenti penitenziari e quelli del NOP, ovviamente non generalizzo ma mi riferisco unicamente a quelli che detestano profondamente sia i collaboratori sia i detenuti tout court, mi agito e mi sento un nervoso addosso che non si può spiegare.
Eppure quando ero un detenuto 'ndranghetista, prima di collaborare, non ho mai subito una sanzione disciplinare, stranamente da collaboratore di giustizia ne ho subite talmente tante da non riuscire a conteggiarle. Ci tengo a precisare che la mia collaborazione non nasce dal timore di poter subire condanne all'ergastolo, in quanto ero stato già scarcerato per un omicidio ed occultamento di cadavere e nonostante ero stato accusato da tre collaboratori di giustizia. Ho deciso di collaborare perché è stato Maurizio Rango a tradirmi per primo, decidendo di eliminarmi e perciò ho deciso di collaborare, diversamente senza questo tradimento e il conseguente ordine di uccidermi, emesso senza motivo, non avrei scelto di collaborare.
Naturalmente, provenendo da una subcultura 'ndranghetista, prima di rendermi conto di cosa significasse vivere e lavorare onestamente, ho dovuto lavorare su me stesso e quindi maturare e ci sono voluti più anni prima di prenderne consapevolezza. La mia evoluzione positiva, nonché il mio cambiamento sono stati possibili grazie alla dottoressa Tiziana Macrì e ai magistrati della DDA di Catanzaro, dottori Luberto e Bruni, nonostante rapporti disciplinari e denunce prese in carcere, mi hanno dato fiducia facendomi sottoporre agli arresti domiciliari.
A dimostrazione del mio completo recupero e riscatto sociale, vi sono il dato oggettivo che dal 2015 ad oggi non ho più commesso reati associativi o di sangue e che nel 2018 ho trovato un lavoro onesto retribuito in una ditta con 2000 dipendenti ed ho sempre lavorato con serietà e impegno. E se ciò è stato possibile devo ringraziare il presidente della Corte d'Assise d'Appello di Catanzaro, Ill.ma dott.ssa Reillo, che mi ha concesso il permesso di recarmi dalla mia abitazione al posto di lavoro.
Purtroppo, i magistrati di sorveglianza di Roma, contrariamente a quanto fatto dal Presidente Reillo, per un residuo pena di un anno e otto mesi definitivo, invece di lasciarmi "libero" con gli obblighi hanno deciso che dovevo ritornare in carcere per scontare un periodo inframurario, facendomi perdere il lavoro trovato con enormi sacrifici. A gennaio 2026, per un definitivo di un residuo pena, mi sono ritrovato nuovamente disoccupato. Nonostante avessi trovato da solo, senza l'aiuto di nessuno, un altro lavoro onesto come magazziniere, quindi invece di aiutarmi e agevolare il mio percorso risocializzante, mi hanno fatto perdere tutto.
Questo è successo nonostante avessi maturato i termini previsti per accedere ai benefici penitenziari e quindi avrebbero potuto lasciarmi libero senza rovinare il mio percorso lavorativo e risocializzante. A causa di questa assurda situazione, dal 2019 ad oggi, sono affetto da disturbi dell'alimentazione, mi trovo in un reparto AS3 completamente abbandonato. È anche vero che ho un carattere un po' accentuato, lo riconosco da solo, ma è innegabile che rispetto al 2015 sono un uomo molto cambiato e lotterò per cambiare e migliorare sempre di più, anche senza l'aiuto delle istituzioni a ciò preposte.
Dal Servizio Centrale di Protezione ho imparato una sola cosa: aspettare la fine del mese per ricevere lo stipendio come un parassita, invece di trovarmi un lavoro che possa rendermi autosufficiente. Infine, nelle carceri italiane, non esiste un percorso che possa far ravvedere i rei e rieducarli, tranne che non siano gli stessi detenuti a voler cambiare, come ho fatto io, e siccome sono diventato un uomo completamente diverso da quello di prima, più di questo devo solo suicidarmi.
Concludo dicendo che non ho più intenzione di rientrare nel programma di protezione in quanto mi ha comportato solo problemi e malattia e, se avessi saputo a cosa andavo incontro, sicuramente avrei scelto di andare a lavorare onestamente e comunque avrei ammesso le mie responsabilità penali per ottenere gli sconti previsti dalla legge vigente come hanno fatto e continuano a fare tanti dissociati di 'ndrangheta. Chiedo che la presente missiva, inviata tramite la signora Anna Iorio, mia attuale compagna, sia pubblicata.
Adolfo Foggetti


