A Cosenza, il Consiglio comunale aperto di ieri ha segnato un punto di svolta che va ben oltre il calcio. La sala gremita, la partecipazione intensa e gli interventi carichi di emozione hanno trasformato anni di contestazione in un passaggio istituzionale concreto. Non una semplice protesta, ma una pressione popolare capace di orientare la politica cittadina.

L’esito è chiaro: approvata una mozione che impegna il Settore 11 a verificare le condizioni per una possibile risoluzione dell’accordo tra il Comune e il Cosenza Calcio sulla concessione dello stadio San Vito-Gigi Marulla. Non solo. Il documento attribuisce al sindaco il potere di negare il nulla osta al presidente Guarascio qualora continuino le tensioni sociali che da tempo agitano la città. Nel mezzo il cantiere che potrebbe delimitare l'area del Marulla in vista dell'imminente restyling con i 7 milioni provenienti dalla Regione. I risvolti legali e i contenzioni verranno dopo e saranno inevitabili.

Una protesta diventata emergenza sociale

Le parole dei tifosi hanno tracciato un quadro netto. Pietro Garritano, in rappresentanza della Curva Nord, ha parlato senza mezzi termini di «problema sociale», denunciando l’immagine surreale di uno stadio vuoto sotto gli occhi dell’Italia intera. Un’assenza che pesa più di qualsiasi sconfitta sportiva. La sua definizione, del resto, era stata utilizzata anche durante una recente riunione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza in Prefettura. 

Accanto a lui, la testimonianza di una passione ferita: quella di Valerio Porto, tifoso storico da oltre cinquant’anni, simbolo di una comunità che si sente esclusa. «È un’emergenza sociale», ha ribadito più volte Garritano, chiedendo un impegno morale preciso: niente più concessione dello stadio senza un cambio di rotta. 

Il peso delle parole: dalla curva all’aula

Gli interventi si sono susseguiti con toni sempre più emotivamente rilevanti. Dino Grazioso ha tirato in ballo Ecologia Oggi ed ha sottolineato che «si è fatto credere che revocando la concessione l’attuale dirigenza possa andar via. Se ne vanno con la squadra e se non hanno lo Stadio vanno a giocare altrove». Dalla Curva Sud tramite Gianluca Perri è arrivata la richiesta esplicita di negare anche il nulla osta per l’iscrizione al prossimo campionato.

Antonello Aprile, dell’associazione “Cosenza nel cuore”, ha parlato di «quadro grottesco», invocando trasparenza e rispetto delle regole. Ma è stato Tonino Domma, del Centro coordinamento clubs, a toccare le corde più profonde: «Hanno ucciso la passione di migliaia di tifosi», ha detto, descrivendo uno stadio trasformato da «bomboniera» a «cattedrale nel deserto».

Il Consiglio comunale aperto di Cosenza arriva al termine di un lungo periodo di diserzione volontaria: i tifosi, per protesta contro la gestione di Guarascio, hanno scelto di rinunciare alla partita domenicale, lasciando vuoti gli spalti dell’impianto di via degli Stadi. Una rinuncia dolorosa, che racconta meglio di qualsiasi slogan il livello di frattura tra la tifoseria e la proprietà. «Non ci interessa la categoria», ha sottolineato Giuseppe Giorno, «ma che lo stadio torni a essere un luogo di tutti».

La politica promette: ora servono i fatti

Il passaggio di ieri rappresenta una promessa istituzionale precisa. La politica cittadina, spinta dal trasporto emotivo e dalla partecipazione popolare, ha scelto di assumersi una responsabilità chiara. Resta ora da capire se alle parole seguiranno i fatti. Ma una cosa è certa: a Cosenza, il Consiglio comunale ha ascoltato la sua gente anche al netto delle solite e legittime schermaglie tra maggioranza e opposizione, che fin dall’inizio aveva portato all’attenzione dell’assise l’idea di non concedere il nulla osta a Guarascio. Questa volta, la voce dei tifosi sembra aver lasciato il segno.