Il vicepresidente della Conferenza Episcopale e vescovo di Cassano: «C’è il rischio che una certa parte politica utilizzi la religione come strumento di potere. Un’operazione di questo tipo grida vendetta al cospetto della storia e al cospetto della ragione»
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Anche le truppe del generale Roberto Vannacci chiamano in causa il Padreterno, rivendicando il Signore Dio come fonte di ispirazione della loro azione politica. Deve essere una delle caratteristiche ereditate dalla precedente militanza leghista, scandita per un certo periodo dall’abitudine di Matteo Salvini, a tratti maniacale, di mostrare il crocifisso a favore di telecamera. Difficile chiedere all’Altissimo se gradisca o meno l’essere continuamente tirato per la giacchetta in contesti non propriamente biblici, né evangelici.
Negli ambienti vicini al Vaticano però, un’idea se la sono fatta. Monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, non ha dubbi: «C’è il rischio che una certa politica utilizzi la religione come uno strumento di potere. Stiamo attenti – ammonisce il presule - perché la religione non si presta a strumentalizzazioni. La religione, soprattutto l'esperienza cristiana, mette al centro il Dio di Gesù che aiuta la compassione, la misericordia, la vicinanza e la prossimità. La remigrazione? Non è un valore che appartiene alla Chiesa – ha sottolineato monsignor Savino – Chi predica la remigrazione dice di voler espellere tutti quegli immigrati che non sono assimilati: terribile questo termine. Una operazione di questo tipo grida vendetta al cospetto della storia e al cospetto della ragione. Papa Leone XIV lo ha ribadito: la remigrazione non è un concetto cristiano. Aggiungo – ha concluso Savino - non è una proposta né civile, né seria a livello politico».

