Dopo i valori fuori norma e lo stop alla balneazione a Roccelletta di Borgia, l’associazione chiede verifiche sulle cause
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I valori microbiologici fuori norma riscontrati nel mare di Roccelletta di Borgia riportano l’attenzione sulla foce del Corace. Dopo i controlli dell’Arpacal e il conseguente divieto temporaneo di balneazione disposto dal Comune, Legambiente Calabria torna a chiedere interventi capaci di risalire alle cause della contaminazione.
Per l’associazione ambientalista, quanto accaduto durante il fine settimana di Ferragosto non dovrebbe essere considerato un episodio isolato. La foce del fiume rappresenterebbe, infatti, una criticità già emersa nei monitoraggi condotti negli anni.
I valori rilevati nel mare di Roccelletta
I campionamenti eseguiti il 15 agosto hanno restituito risultati non conformi in due tratti marini vicini alla foce. Nel punto denominato “Lido Acquatica” sono state rilevate 9.804 unità di Escherichia coli e 4.106 enterococchi intestinali ogni 100 millilitri. Nel tratto indicato come “Località Roccelletta-Lido Cammello Grigio” i valori sono risultati pari rispettivamente a 602 e 443 unità.
Un altro prelievo, effettuato direttamente alla foce Fiumarella-Corace, ha restituito una concentrazione di 100mila unità di Escherichia coli. Si tratta, tuttavia, di acqua superficiale fluviale e non di acqua marina destinata alla balneazione: a questo campione, pertanto, non possono essere applicati automaticamente i limiti previsti per le spiagge.
I dati disponibili non permettono ancora di individuare la sorgente esatta della contaminazione né di attribuire responsabilità a impianti, scarichi o attività specifiche. Indicano però la necessità di approfondire quanto avviene nel tratto terminale del corso d’acqua attraverso ulteriori campionamenti e controlli sulle reti fognarie e depurative. I risultati analitici e le differenze tra le diverse matrici sono stati ricostruiti sulla base delle tabelle Arpacal relative al progetto “Fiumi, Foci e Mare 2026”.
Legambiente: «Una criticità denunciata da anni»
«Quello che emerge in questi giorni non può essere liquidato come un evento improvviso», sostiene Legambiente Calabria. Secondo l’associazione, i monitoraggi effettuati nel tempo avrebbero più volte evidenziato la necessità di intervenire sui fattori che determinano l’arrivo dei contaminanti in mare.
Tra le problematiche da approfondire, Legambiente richiama anche la situazione del depuratore di Catanzaro, definita dall’associazione «ancora irrisolta». Saranno comunque gli accertamenti degli enti competenti a dover stabilire l’origine della contaminazione rilevata in questi giorni.
La foce del Corace era stata monitorata anche tra la fine di giugno e l’inizio di luglio nell’ambito della quarantesima edizione di Goletta Verde. Il campione prelevato in mare a Marina di Catanzaro era stato classificato dall’associazione come “fortemente inquinato”.
Nel complesso, il monitoraggio di Goletta Verde aveva interessato 24 punti lungo le coste calabresi: nove erano risultati entro i limiti adottati dalla campagna e quindici oltre. I risultati erano stati presentati il 13 luglio a Villa San Giovanni.
«Goletta Verde non assegna patenti di balneabilità»
Legambiente precisa che le proprie rilevazioni non sostituiscono i controlli ufficiali delle autorità competenti e non certificano la balneabilità dei singoli tratti costieri.
«I nostri monitoraggi non hanno l’obiettivo di assegnare patenti di balneabilità ai territori», sottolinea l’associazione. La campagna concentra intenzionalmente una parte significativa dei prelievi in prossimità di foci, scarichi e canali, considerati punti particolarmente esposti alle conseguenze di eventuali carenze nella depurazione.
La segnalazione di un punto critico, chiarisce ancora Legambiente, non equivale ad affermare che l’intera costa calabrese sia inquinata. L’obiettivo dichiarato è individuare le situazioni problematiche e sollecitarne la risoluzione, tutelando contemporaneamente l’ambiente, i cittadini e il sistema turistico.
L’appello alle istituzioni
L’associazione chiede ora un lavoro coordinato tra Regione Calabria, Comuni, Arpacal, autorità sanitarie e altri enti competenti. Le verifiche dovrebbero riguardare la qualità del fiume, gli impianti di depurazione, la rete fognaria, gli eventuali scarichi e le altre possibili fonti di di pressione presenti nel bacino.
«Non servono contrapposizioni, ma un lavoro serio e coordinato», conclude Legambiente, ribadendo la propria disponibilità a collaborare attraverso le attività di monitoraggio e segnalazione.

