«Mentre si pensa a realizzare due depuratori, la verità è che ciò che manca è l'ospedale». È una critica durissima quella che il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, rivolge alla Regione Calabria e alle strutture commissariali coinvolte nella realizzazione del nuovo ospedale della Sibaritide.

Al centro della polemica c'è la questione della depurazione a servizio della futura struttura sanitaria. Stasi ricorda di aver chiesto al Commissario straordinario per la depurazione di liberare le risorse precedentemente bloccate per la realizzazione del collettore destinato a collegare il nuovo ospedale al depuratore di Boscarello, dopo che i rappresentanti della società concessionaria avevano annunciato la costruzione di un impianto di depurazione autonomo all'interno del complesso ospedaliero.

Secondo il sindaco, quelle risorse erano state stanziate non soltanto per l'ospedale, ma per completare l'intero schema depurativo cittadino, che comprende il potenziamento degli impianti esistenti e il completamento della rete fognaria in diverse zone del territorio comunale.

Stasi sottolinea come la realizzazione di un depuratore autonomo per il nuovo ospedale sia sempre stata la proposta avanzata dall'amministrazione comunale, proprio per evitare ulteriori pressioni sul delicato equilibrio del sistema depurativo cittadino.

La vicenda si è però complicata quando il Commissario per la depurazione ha annunciato l'avvio, entro trenta giorni, dei lavori per il nuovo collettore destinato a convogliare i reflui verso Boscarello, contestualmente al previsto potenziamento dell'impianto esistente.

«Ci troviamo davanti a una situazione paradossale», osserva il sindaco. «Da una parte si annuncia un depuratore dedicato all'ospedale, dall'altra si continua a progettare il collegamento con il depuratore cittadino».

Per il primo cittadino resta fermo un principio: il Comune non autorizzerà il collegamento del nuovo ospedale al depuratore di Boscarello senza un adeguato potenziamento dell'impianto, ritenuto indispensabile per ragioni tecniche, ambientali e sanitarie.

Ma il cuore dell'intervento di Stasi va ben oltre la questione depurativa e si concentra sulla situazione della sanità calabrese.

Secondo il sindaco, infatti, il dibattito sui reparti e sui trasferimenti sanitari avrebbe finito per nascondere il vero problema: l'assenza di un sistema capace di garantire cure adeguate ai cittadini.

«Il tema non è più in quale ospedale della città o della provincia ci si cura, ma in quale ospedale dell'Emilia-Romagna, della Lombardia o del Lazio si è costretti a curarsi», afferma.

Stasi parla di una carenza ormai strutturale di medici e infermieri e denuncia una situazione che, a suo giudizio, sta progressivamente peggiorando. Una condizione che costringe molti cittadini a ricorrere alla sanità privata o a spostarsi fuori regione per ricevere assistenza.

Da qui l'attacco politico alle amministrazioni regionali di centrodestra, accusate di aver fallito nella gestione del sistema sanitario e di aver favorito un modello sempre più centralizzato.

Nel mirino del sindaco finiscono anche il progetto di Azienda Zero e la progressiva concentrazione delle funzioni sanitarie. Una scelta che, secondo Stasi, rischia di allontanare ulteriormente i servizi dai territori e di ridurre il controllo delle comunità locali sulle decisioni che riguardano la salute pubblica.

«La sanità non può essere utilizzata come strumento di consenso o come centro di potere», conclude il sindaco. «Bisogna ricostruire aziende sanitarie e reti ospedaliere capaci di rispondere ai bisogni reali delle persone. Sulla sofferenza dei cittadini non si può speculare».