Nel messaggio consegnato dopo l’incidente probatorio, la nuora di Pierina Paganelli conferma le sue dichiarazioni ma chiede di accertare la reale responsabilità di Louis Dassilva. Intanto parla anche una nuova testimone
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Un biglietto scritto a mano, finito agli atti dell’inchiesta, riporta al centro del caso Pierina Paganelli le parole di Manuela Bianchi, nuora della donna uccisa nel garage di casa a Rimini il 3 ottobre 2023. Il messaggio, mostrato da “Mattino Cinque”, sarebbe stato indirizzato al gip Vinicio Cantarini al termine dei tre giorni di incidente probatorio dell’aprile 2025, quando Bianchi aveva cristallizzato una nuova versione dei fatti relativi al ritrovamento del cadavere della suocera.
Nel testo, secondo quanto riportato dalla trasmissione e ripreso da Tgcom24, Manuela Bianchi scrive: «Confermo ogni cosa detta in questi giorni di incidente probatorio ma con queste mie dichiarazioni non voglio dire che certamente Louis Dassilva è l'assassino di mia suocera. Prego voi tutti di accertare la vera responsabilità di Dassilva. Grazie». Il contenuto del biglietto arriva dopo che la donna, nella sua ricostruzione, aveva collocato Louis Dassilva nei sotterranei di via del Ciclamino prima del ritrovamento del corpo e aveva riferito che sarebbe stato lui ad avvertirla della presenza di un morto oltre la porta.
Il caso continua dunque a muoversi su un crinale delicatissimo, dove il peso delle dichiarazioni rese negli atti formali si intreccia con un quadro investigativo ancora molto discusso. Dassilva, vicino di casa di Pierina Paganelli, resta il nome su cui si concentra l’attenzione degli inquirenti secondo le ricostruzioni giornalistiche riportate oggi.
Nelle stesse ore, la vicenda è tornata sotto i riflettori televisivi anche per le parole di una nuova testimone, identificata come Valentina, che ha parlato dopo la sua deposizione. Intervistata da “Mattino Cinque”, la donna ha spiegato di avere affrontato l’aula con tensione, ma anche con la convinzione di avere raccontato ciò che sapeva. «In aula? Ho detto tutta la verità, mi sono tolta un peso», ha detto.
Valentina ha raccontato di avere provato una forte agitazione prima della deposizione, salvo poi uscire dal tribunale con una sensazione di liberazione. «Un po’ di tensione c’era, ma penso di essere andata bene», ha spiegato, aggiungendo che la consapevolezza di avere detto la verità le ha dato forza. Subito dopo l’udienza, ha riferito di essere scoppiata «in un pianto liberatorio» e di essersi sentita, da quel momento, più leggera.
A segnare simbolicamente questa fase, la giovane ha raccontato anche di essersi fatta tatuare sull’avambraccio sinistro la scritta “a testa alta”. Un gesto che, nelle sue parole, rappresenta l’atteggiamento con cui intende affrontare questo passaggio: «Non ho paura di niente e di nessuno. Vado avanti così, a testa alta».

