Entrano in vigore gli effetti della Legge di Bilancio: tassazione ridotta sugli aumenti derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi. Per molti lavoratori fino a 850 euro netti in più all’anno
Tutti gli articoli di Economia e Lavoro
PHOTO
Con l’arrivo di marzo 2026, per molti lavoratori italiani iniziano a vedersi in busta paga gli effetti di una delle misure più discusse della recente Legge di Bilancio: la nuova imposta sostitutiva del 5% sugli aumenti di stipendio derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi.
La norma introduce una tassazione fortemente ridotta sugli incrementi salariali riconosciuti con i nuovi contratti nazionali. In pratica, per i lavoratori con redditi annui fino a 33mila euro, l’aumento contrattuale non viene più tassato con le normali aliquote IRPEF e le relative addizionali regionali e comunali, ma con una flat tax del 5%.
Il risultato è che una quota molto più consistente dell’aumento resta effettivamente nelle tasche dei lavoratori. L’agevolazione viene applicata direttamente dal datore di lavoro in busta paga e riguarda esclusivamente la parte di stipendio che deriva dal rinnovo contrattuale, non l’intera retribuzione.
L’obiettivo dichiarato della misura è rendere gli aumenti salariali più percepibili, evitando che una parte significativa venga assorbita dalle imposte e contribuendo così a migliorare il potere d’acquisto.
Secondo le simulazioni della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, il beneficio netto può variare tra circa 190 e 850 euro all’anno, a seconda dell’entità dell’aumento e della situazione reddituale del lavoratore.
Il meccanismo è semplice: sull’aumento lordo viene trattenuto solo il 5% di imposte. In termini pratici significa che il 95% dell’incremento resta al lavoratore. Ad esempio, con un aumento contrattuale di mille euro lordi annui, la tassazione comporta solo 50 euro di imposte, lasciando 950 euro netti in più in busta paga.
Le simulazioni mostrano effetti diversi a seconda dei settori. Nel commercio, dove gli aumenti contrattuali risultano più consistenti, il beneficio fiscale può arrivare fino a circa 850 euro annui. Nel comparto telecomunicazioni il vantaggio supera i 500 euro, mentre nel settore metalmeccanico il risparmio stimato varia tra 180 e 250 euro all’anno.
La normativa prevede inoltre una tassazione agevolata anche per alcune voci accessorie della retribuzione, come straordinari, lavoro notturno e festivo, che possono essere soggetti a un’imposta sostitutiva del 15%.
Per i lavoratori interessati il beneficio sarà visibile direttamente nelle buste paga dei primi mesi dell’anno, senza necessità di presentare domanda, salvo eventuale rinuncia scritta da parte del dipendente. Una misura che punta a trasformare gli aumenti contrattuali in incrementi reali del reddito disponibile.

