Saverio Scarpino, segretario regionale della UIL TUCS: «Vogliamo una norma che regoli orari e date di apertura, le feste servono ai rapporti familiari e sociali»
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Supermercati aperti tutto l’anno? No, grazie. I settori di riferimento di CGIL, CISL e UIL hanno indetto uno sciopero per Pasqua, Pasquetta, 25 aprile, primo maggio e due giugno. Tutte le festività religiose e civili, insomma. Per portare all’attenzione dell’opinione pubblica un grande straniamento fra il percepito del pubblico e la realtà di lavoratori e lavoratrici, ovverosia l’abitudine, in vigore da un ventennio circa, di tenere le saracinesche alzate per 365 giorni su 365. Compresi i giorni di festività più sentiti, come Natale e Pasqua.
Una consuetudine che i sindacati denunciano da tempo. E così i tre confederati di riferimento hanno indetto uno sciopero nei supermercati calabresi per i prossimi giorni festivi e promettono di proseguire anche a Ferragosto. Saverio Scarpino, segretario regionale della UIL TUCS, ci spiega il perché di questa scelta: «Si sta affermando, purtroppo, un modello stressante per i lavoratori, che non prevede dei riposi e che prevede che le attività restino aperte praticamente 365 giorni l’anno».
Le richieste dei sindacati: «Vogliamo una legge regionale»
Un modello che i sindacati identificano come nocivo. Soprattutto perché i supermercati, spiega ancora Scarpino, restano aperti anche nei giorni in cui era considerato normale trovarli chiusi. «Noi crediamo fermamente – prosegue Scarpino – che le festività debbano essere un tempo dedicato al riposo, alla famiglia e alle relazioni sociali, non al lavoro». Da qui, la richiesta dei sindacati: «Rivendichiamo con forza una legge regionale che possa regolamentare meglio gli orari di chiusura e apertura delle festività, tutelando così il lavoratore come persona».
In attesa della norma regionale, però, i sindacati hanno indetto uno sciopero nei supermercati calabresi. Per sensibilizzare a un’urgenza rilevata dai lavoratori e dalle lavoratrici del settore, che chiedono maggiori tutele, e per provare a tornare a quando era considerato normale che le attività commerciali fossero chiuse nei giorni di festa.


