Sarà il medico psichiatra Domenico Buccomino a valutare le condizioni psichiche di Giovanni Scorza, 41 anni, di Corigliano Rossano, imputato per il tentato omicidio di Salvatore Morfò, indicato nelle precedenti ricostruzioni investigative come figura di rilievo della criminalità locale di Rossano.

Il perito, nominato dal giudice del Tribunale di Castrovillari Annamaria Grimaldi, dovrà accertare se Scorza, al momento del fatto, fosse capace di intendere e di volere. Lo specialista entrerà in carcere nelle prossime settimane per esaminare l’imputato e depositare le proprie conclusioni.

Il processo, celebrato con il rito abbreviato, è stato aggiornato al 9 settembre.

La perizia era stata disposta su richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocato Pasquale Naccarato, che aveva chiesto di accedere al rito alternativo condizionato proprio all’accertamento psichiatrico.

Il procedimento è arrivato davanti al giudice dopo la richiesta di giudizio immediato avanzata dal sostituto procuratore Flavia Stefanelli della Procura di Castrovillari e accolta dal gip Orvieto Matonti. A Scorza vengono contestati, a vario titolo, i reati di tentato omicidio aggravato, detenzione e porto in luogo pubblico di arma clandestina e ricettazione.

I fatti risalgono all’agguato avvenuto a Rossano, nel territorio di Corigliano Rossano, in via Pietro Romano, nei pressi di un locale pubblico. Secondo la ricostruzione accusatoria, Morfò sarebbe stato richiamato all’esterno per un chiarimento. Dopo poche battute, la situazione sarebbe degenerata.

Sempre secondo l’accusa, l’imputato avrebbe estratto una pistola ed esploso due colpi a distanza ravvicinata, ferendo gravemente il 69enne in parti del corpo considerate delicate per la presenza di organi vitali.

Dopo il ferimento, Morfò è stato soccorso e trasportato all’ospedale di Rossano, dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Reparto territoriale di Corigliano Rossano, che hanno eseguito i rilievi sul posto e avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica dell’episodio e risalire al presunto autore. Nelle prime ore successive all’agguato, anche i magistrati della Procura si erano recati sul luogo del ferimento per seguire i primi passaggi investigativi.

Scorza era stato poi rintracciato in un’abitazione nel centro di Rossano, dove si era barricato per oltre tre ore prima dell’intervento delle forze dell’ordine.

Nel corso dell’interrogatorio davanti al gip Matonti, l’imputato avrebbe risposto alle domande sostenendo che l’incontro fosse stato richiesto per chiarire alcuni contrasti avuti nei giorni precedenti con il genero della vittima. Avrebbe inoltre escluso problemi diretti con Morfò e negato una pianificazione dell’agguato.

Resta centrale, nell’impianto accusatorio, il tema dell’arma e della dinamica degli spari. Scorza avrebbe riferito di avere iniziato a portare con sé la pistola dopo presunte minacce ricevute nei giorni precedenti da persone non identificate e con il volto coperto.

Secondo la ricostruzione investigativa, invece, la discussione sarebbe precipitata fino all’esplosione dei due colpi. Sempre secondo gli atti d’indagine, l’arma sarebbe stata nascosta nel cappotto e gli spari sarebbero stati esplosi mentre la pistola si trovava ancora nella tasca.