Il Tribunale del Riesame di Catanzaro conferma la misura cautelare nell’inchiesta della Dda su due presunti episodi legati ad appalti pubblici
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Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha confermato la custodia cautelare in carcere per Giuseppe Ciliberti e Alessandro Scorza, indagati nell’inchiesta della Dda di Catanzaro – coordinata dal pubblico ministero Alessandro Riello – per la contestata tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.
La decisione del Riesame di Catanzaro arriva nel procedimento nato dalle denunce di due imprenditori impegnati in lavori pubblici tra Spezzano Albanese e San Lorenzo del Vallo. Le indagini sono state condotte dai carabinieri della Compagnia di San Marco Argentano e, secondo l’impostazione accusatoria, ruotano attorno a due episodi distinti collocati nel perimetro degli appalti.
I cantieri nel mirino: due episodi contestati
Nel primo capo d’imputazione vengono contestate a Ciliberti e Scorza tre presunte “visite” in un cantiere di Spezzano Albanese, dove un imprenditore stava eseguendo lavori per la posa del porfido nel centro storico. La Procura sostiene che in quelle circostanze sarebbero state avanzate richieste di denaro di importo non precisato.
Nella ricostruzione prospettata agli atti, i due avrebbero evocato modalità tipiche di contesti mafiosi, presentandosi come «gli amici buoni» e sostenendo di dover “rendere conto” a un sodalizio più ampio. Viene inoltre richiamato un riferimento a una presunta “imbasciata” presso la criminalità organizzata di Cirò Marina, luogo di provenienza della persona offesa, con una minaccia implicita di ritorsioni in caso di rifiuto. Secondo l’accusa, l’estorsione non si sarebbe consumata per la mancata adesione dell’imprenditore. L’arco temporale indicato va da febbraio 2025 al 14 aprile 2025.
Il secondo episodio riguarda invece il solo Giuseppe Ciliberti e un cantiere di San Lorenzo del Vallo, in via Carmelitani, relativo alla ricostruzione del nuovo plesso della scuola dell’infanzia, appaltato da enti pubblici. La Procura contesta che sarebbe stata avanzata una richiesta pari al 6% dell’appalto, quantificata in circa 40mila euro, anche in questo caso con modalità ritenute riconducibili al metodo mafioso e con una minaccia implicita. Anche qui, secondo l’impostazione accusatoria, l’evento non si sarebbe verificato per il rifiuto della persona offesa. La data indicata è l’11 novembre 2024.
Il quadro cautelare e la linea del gip
Nel provvedimento cautelare – richiamato nel racconto della vicenda – il gip Gilda Romano aveva già ritenuto sussistente la gravità indiziaria, valorizzando la “specularità” delle condotte contestate e il fatto che i presunti bersagli sarebbero imprenditori titolari di appalti pubblici, considerati esposti proprio per la natura dei cantieri.
Per il secondo episodio, inoltre, viene richiamata – in termini indiziari – una possibile connessione tra la richiesta di denaro del novembre 2024 e un successivo danneggiamento per un incendio avvenuto durante la chiusura estiva del cantiere l’anno seguente.
I profili richiamati negli atti
Negli atti è stato richiamato il profilo di Alessandro Scorza (difeso dall’avvocato Luca Acciardi) per legami familiari con soggetti già comparsi in precedenti vicende giudiziarie, pur precisando che non risulta coinvolto in precedenti inchieste per reati associativi. Per Giuseppe Ciliberti (difeso dall’avvocato Fiorella Bozzarello), infine, è stata ricordata la presenza di due precedenti di polizia risalenti al 2004 e 2006.

